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I SOGNI SON DESIDERI

Due mesi.
Ci possono essere molteplici motivi per i quali una persona non si faccia più sentire per ben due mesi.
Già… uno potrebbe aver vinto alla Sisal, come dice mia nonna , oppure essere uscito per comprare le sigarette.
Potrebbe aver commesso crimini atroci per i quali si sia dovuto nascondere in latitanza sui monti della  Sila, o perchè no… potrebbe aver contratto l’ Escherichia Coli, magari magiando proprio un cetriolo nato dalla fertile terra concimata con prodotti contaminati, lavato sotto copiosi scrosci di acqua limpidamente infetta.
Perdonatemi… ma alla svolta di Elizabeth Gilbert in Mangia Prega e Ama non ci aveva ancora pensato nessuno?
Non è poi tanto inverosimile abbandonare tutto per ricercare la propria personalità attraverso un viaggio.
Poi ecco ci sarebbe persino l’ ipotesi di una perdita improvvisa e irreversibile della memomoria, ma forse questa sembra più la brutta copia della sceneggiatura di un film già visto…


E invece sapete che c’è?
Il tragico copione della mia vita prevede che nei mesi in cui la natura rigogliosa si riprende la vita, quella fatta di colori decisi e profumi intensi,  nei giorni più lunghi dell’ anno in cui il sole caldo risplende, alto, alimentando il nostro buon  umore sopito nei mesi invernali e nelle ore in cui le cicale ritmicamente accompagnano il calore che esala dalla terra  lasciando poi il passo ai grilli che instancabili culleranno i nostri pensieri oltre il giorno, noi, uomini e donne, che in un preciso momento di pura, insana e inconsapevole follia abbiamo deciso di tendere la nostra esistenza terrena alla contabilità, alla deontologia, ai principi… quelli contabili, noi che  parliamo civilisticamente, ma anche fiscalmente, economicamente e persino finanziaramente, noi, si lavora, senza sosta, senza una meta, senza paura e senza nemmeno sentire dolore.
Così ci hanno insegnato, motivandoci con le ruvide parole di Lydia Grant.


Ho una grande dose di resistenza, una bella corazza, sono caparbia e determinata quanto basta per questo lavoro,  ma quello che in me fa la differenza è l’ essere riuscita, nonostante tutto, a mantenere la capacità di sognare, ancora…
Sogno, la sera, quando finisce un giorno e ne comincia un’ altro, segretamente, al riparo da tutti.
Sogno intesamente.
Sogno, con la consapevolezza che un giorno tutto potrebbe magicamente diventerà realtà.
Sogno di me, di poter  finalmente stringere tra le mie mani quel piccolo, metallico ed echeggiante microfono della cassiera dell’ esselunga, sogno di premere il pulsante rosso e senza indugio, dire:


“Si pregano i gentili clIEEEEEeeeenti di avvicinarsi alle casseeeeeee, il supermercato è in chiusuraaaaa” “Caaaaambioooo moneeeeeta caaaasssssssaaaaa dodiciiiiiiii” “Serviaaaaaamoooooo il numero 69″ “Sicurezza in cassa dieci, sicurezza in cassa dieci”


Tutto di fila, senza nemmeno prendere fiato.



IL VECCHIO E IL MARE

L’ appuntamento era per quella notte.
Da giorni, al solo pensiero di cosa mi sarebbe capitato da lì a poco, fremevo, non riuscivo a staccare la mente da quell’ affare, già una volta era saltato e questa volta non potevano peremetterci intoppi.
Convincere Mario ad accompagnarmi, fu un gioco da ragazzi.
Quella sera l’ uomo mi aveva mandato a dire da mio figlio che ci saremmo visti alle quattro, di fronte al magazzino.
Non stavo più nella pelle, fumavo nervosamente e eccitato, sottovoce, ripassavo le cose che avrei dovuto fare non appena arrivato al deposito: prepare gli insidiosi zuccherini, riempire il serbatoio di gasolio, prendere una lampada… No, non sarebbe stato abbastanza prudente, la luna era alta nel cielo, ce la saremmo fatta bastare.
Fu un un attimo, non so bene nemmeno come successe, ma un’ansia tagliente mi assalì, come mai mi era capitato prima.
Quell’ uomo, a cui ora mi stavamo raffidando, aveva mai osato tanto prima di allora? Sarebbe stato in grado?
I suoi silenziosi sorrosi fin da subito mi avevano rassicurato, ma ora con una ancestrale inquietudine mi chiedevo cosa celasse quell’ uomo di poche parole, dietro quegli occhi scuri, arrossati dal vento?
Era estate, non mi ero portato nè giacche nè maglie pesanti con me, sebbene questa sera ne avessi un estremo bisogno.
Nel buio della notte afferrai l’ unica maglia appoggiata sulla poltrona della camera, non era sicuramente mia, ma la avrei usata lo stesso.
Uscito di casa l’ aria pungente mi penetrò nelle narici, la indossai.
Le maniche rosa mi arrivavo ai gomiti, il mio petto sformava i piccoli fiorellini bianchi disegnati sul tessuto felmato.
Infilai anche il cappuccio e ora una cornice di pizzo rosa mi incorniciava il volto.
Sembravo una checca, pensai, se qualcosa fosse andato storto, l’ indomani mi avrebbero trovato così…
Mario rideva.
La vernice del portone del magazzino era sfogliata, forse il sole, forse la salsedine, l’ uomo era chino proprio lì davanti e visto da lontano sembrava un piccolo caron dimonio pronto a traghettare le anime dei dannati.
Come in un flash forward di un film dell’ orrore gli occhi mi si riempirono di immagini, l’ uomo, sulla prua della nave, teso verso l’ acqua, urlava e mentre urlava ci insultava e prometteva di ucciderci appena raggiunto il mare aperto, io e mario schiacciati sulla poppa della nave eravamo atterriti, la tensione mi giocava sempre il solito brutto scherzo e sapevo bene che se fossi uscito vivo da quell’ inferno, mia moglie si sarebbe arrabbiata come sempre nel trovare l’ ennesima sgommata nelle mutande.
Avvolto nella mia felpa da checca imploravo aiuto, mario mi guardava immobile, senza nemmeno il fiato per parlare.


ti ti ti, ti ti ti
apro gli occhi
sono le quattro
lei nemmeno ha sentito il suono della sveglia
la lascio dormire,
vado a pescare con Zordano e Mario.
Forse era il caso che ieri sera la pizza, con peperoni, salsiccia, wurstel, pecorino, scamorzia, e mascarpone, non la prendessi.
Mi infilo la felpa, di mia moglie e esco a pescare.
Mi sbatto la porta alle spalle e sorrido pensando… oggi si mangia pesce fresco!


sms delle ore 11,30
burlicchio, siete tornati vivi?
sms delle ore 11,32
oh imbecilli sono tornato si, fantastico e non sai che pesca grossa
sms delle ore 11,34
saraghi? squali? murene?
sms delle ore 11,35
un totanino




Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale





FROM FOTOLOG


CAJU


Di madre italiana e padre peruano, Caju nasce a Lucca nel lontano 1979.
Sebbene cresca in una borghese città toscana, subito dimostra di volersi differenziare dai più banali clichè cittadini. Ecco che infatti, frequenta la scuole medie Carducci proseguendo i suoi studi al Liceo scientifico Vallisneri, per poi approdare alla Facoltà pisana di Economia.
Sposata.
Ama trascorrere le sue vacanze a San Teodoro.
E' ghiotta di farro e buccellato.
Per distinguersi dalla massa, ha una speedy30 e una neverfull, indossa solo scarpe di prada, non vive senza il suo iphone, lavora solo con il mac, viaggia con la sua vespa rossa e si prende cura della sua testa con un casco momodesign.

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