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BENE,

la situazione, all’ incirca, è questa:
piove ormai da due anni.
Io e mio marito stiamo andando in giro nudi da quasi 4 mesi.
Le scorte di abiti puliti sono finite ormai da un pezzo.
I rimedi che ci proprinano per rendere pulite cose ormai luride da anni, sembrano non funzionare, senza un misero raggio di sole.
Ci stiamo cibando solo di foglie di tabacco essiccate e grand soleil al limone, per digerire.
Le narici, ormai ricoperte di muschio, prudono.
Non serve più bere, l’ umido ci trapassa il derma, rifocillando le nostre cellule impazzite.
Siamo curvi, le ossa intrise di acqua, si sono irrimediabilmente imbarcate.
Però resistiamo, a fatica, ma resistiamo.
Non più gatti nè cani sono i nostri animali domestici, bensì corvi.
E ogni sera, adorando l’ immagine sacra di Brandon Lee, in coro recitiamo:
Non può piovere per sempre.



FROM FOTOLOG


SE ANCORA VI STESTE CHIEDENDO PERCHE’

datemi un minuto che ve lo spiego subito.


Non fu certo un caso se negli anni novanta  scoppiò in Perù una grave epidemia di colera, la famiglia della piccola Caju, infatti, dopo circa 30 anni, aveva finalmente deciso di tornare nel paese natio del capostipite.
Nè fu certo il solo fato a volere che un gabbiano entrasse e trovasse una rovinosa fine nel motore del velivolo che avrebbe dovuto percorre la tratta alghero-bologna con a bordo una pallida Caju di ritorno dalle vacanze estive.
E ancora oggi non mi do pace per l’ orrenda coincidenza che vide New Orleans completamente distrutta da un uragano proprio qualche giorno prima che Caju la raggiungesse per trascorrervi il suo viaggio di nozze.
Un allarme bomba invece rese necessaria un’ evacuazione del Louvres proprio mentre un’ attonita Caju contemplava commossa la Nike di Samotracia.
Mentre ricordo ancora nitidamente la telefonata di Riccardo per definire gli ultimi dettagli prima della partenza alla volta della Baviera, per partecipare al suo matrimonio.
“Ragazzi venite pure con abiti leggeri, che qua è già primavera.”
Sull’ altare, Caju,  vestita di svolazzanti stoffe, leggeva per gli italiani la traduzione del matrimonio, mentre dalla vetrata scendeva una copiosa nevicata.


Veniamo al dunque quindi.
L’unico giorno di sole che il buon Dio ci ha regalato in questo mese autunnale di maggio, la massaia Caju anzichè dedicarlo alla santificazione dei lavoratori, lo ha immolato al cambio dell’ armadio.
Con coraggio e dedizione, in sole 17 ore e mezza ha finalemente riposto sciarpe, lana e giacche, pronta ad accogliere la bella stagione vestita solo di tshirt e canotte.


Non poteva che andare così.


Ieri sera la ultras Caju ha tifato pure Roma.


Comunque ho anche buone notizie.
La prima è che pare che la broncopolmonite della cagionevole Caju sia quasi conclamata, per cui direi… obiettivo raggiunto, ora possiamo anche attenderci un graduale miglioramento metereologico, dopo maggio si intende.
La seconda invece sembra che questa estate andrà di moda la guaina contenitiva, fatta però di materiali innovativi, senza cuciture, e dalle fattezze estremamente femminili.


FROM FOTOLOG


HAI PRESENTE

quando a scuola ti dicevano, il latino ti servirà sempre nella vita e tu non capivi?

Ecco sabato, abbagliata da copiosi e caldi raggi di sole, ho creduto malsanamente che la primavera fosse finalmente arrivata, e con essa il momento giusto per rinvasare le pianticelle del mio terrazzo tanto provate dal rigido inverno.
Così sono andata dal mio vivaista spacciatore di fiducia, ho comprato litri e litri di terra e me ne sono venuta a casa.
Per non sfigurare con il vicinato e mostrare di quale prestanza fisica è dotata una giovane donna nel pieno delle sue forze, mi sono caricata sul groppone una cinquantina di litri di terriccio e mi sono fatta due rampe di scale, poi assunta la tipica posizione delle mondine nelle risaie, mi sono messa a togliere e rimettere terra per un paio di ore.

Con oggi sono ormai già passati due giorni, ma ancora non ho recuperato l’ uso del bicipite femorale, il tendini d’ achille, sicuramente lesionati, paiono le corda ben tese di un’ arpa , manco posso scrivere perchè come appoggio il flessore ulnare del carpo alla scrivania, vedo le stelle.
Il muscolo rettoaddominale normalmente sodo e definito come un budino scaduto da due mesi, sembra l’ elettrodo dell’ allegro chirurgo, come lo tocco comincio a urlare.

mmmmm quale messaggio subliminale potrà mai esserci nella frase che mia madre con metodo e continuità mi ripete ogni giorno… fai un pò di movimento, che poi te lo ritrovi…



FROM FOTOLOG


CAJU


Di madre italiana e padre peruano, Caju nasce a Lucca nel lontano 1979.
Sebbene cresca in una borghese città toscana, subito dimostra di volersi differenziare dai più banali clichè cittadini. Ecco che infatti, frequenta la scuole medie Carducci proseguendo i suoi studi al Liceo scientifico Vallisneri, per poi approdare alla Facoltà pisana di Economia.
Sposata.
Ama trascorrere le sue vacanze a San Teodoro.
E' ghiotta di farro e buccellato.
Per distinguersi dalla massa, ha una speedy30 e una neverfull, indossa solo scarpe di prada, non vive senza il suo iphone, lavora solo con il mac, viaggia con la sua vespa rossa e si prende cura della sua testa con un casco momodesign.

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