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SE ANCORA VI STESTE CHIEDENDO PERCHE’

datemi un minuto che ve lo spiego subito.


Non fu certo un caso se negli anni novanta  scoppiò in Perù una grave epidemia di colera, la famiglia della piccola Caju, infatti, dopo circa 30 anni, aveva finalmente deciso di tornare nel paese natio del capostipite.
Nè fu certo il solo fato a volere che un gabbiano entrasse e trovasse una rovinosa fine nel motore del velivolo che avrebbe dovuto percorre la tratta alghero-bologna con a bordo una pallida Caju di ritorno dalle vacanze estive.
E ancora oggi non mi do pace per l’ orrenda coincidenza che vide New Orleans completamente distrutta da un uragano proprio qualche giorno prima che Caju la raggiungesse per trascorrervi il suo viaggio di nozze.
Un allarme bomba invece rese necessaria un’ evacuazione del Louvres proprio mentre un’ attonita Caju contemplava commossa la Nike di Samotracia.
Mentre ricordo ancora nitidamente la telefonata di Riccardo per definire gli ultimi dettagli prima della partenza alla volta della Baviera, per partecipare al suo matrimonio.
“Ragazzi venite pure con abiti leggeri, che qua è già primavera.”
Sull’ altare, Caju,  vestita di svolazzanti stoffe, leggeva per gli italiani la traduzione del matrimonio, mentre dalla vetrata scendeva una copiosa nevicata.


Veniamo al dunque quindi.
L’unico giorno di sole che il buon Dio ci ha regalato in questo mese autunnale di maggio, la massaia Caju anzichè dedicarlo alla santificazione dei lavoratori, lo ha immolato al cambio dell’ armadio.
Con coraggio e dedizione, in sole 17 ore e mezza ha finalemente riposto sciarpe, lana e giacche, pronta ad accogliere la bella stagione vestita solo di tshirt e canotte.


Non poteva che andare così.


Ieri sera la ultras Caju ha tifato pure Roma.


Comunque ho anche buone notizie.
La prima è che pare che la broncopolmonite della cagionevole Caju sia quasi conclamata, per cui direi… obiettivo raggiunto, ora possiamo anche attenderci un graduale miglioramento metereologico, dopo maggio si intende.
La seconda invece sembra che questa estate andrà di moda la guaina contenitiva, fatta però di materiali innovativi, senza cuciture, e dalle fattezze estremamente femminili.


FROM FOTOLOG


E MENO MALE

che il cambio di stagione si fa solo 2 volte l’ anno.
Aprile – Ottobre.
Che pena.

Nelle case piccole la cosa importante è essere ordinati.
Scatole più grandi contengono scatole più piccole, contenitore di ogni materiale e forma rendono l’ ordine più ordinato.
Io non sono ordinata di natura, diciamo che lo sono per esigenza.
Da quando mi sono sposata, chez brugolon, funziona cosi’…
Armadio in alto gonne abiti pantaloni e camice della stagione che verrà.
Armadio basso gonne abiti pantaloni e camice della stagione in corso
Nel banco biancheria e magliette a tiro.
Nell’anta centrale le maglie della stagione in corso mentre riposti in comode scatoledi stoffa, abbarbicate sulla vetta di armadi sparsi per casa, la maglieria della stagione che verrà.
Tutto perfetto.
Tanto perfetto che persino il cambio di stagione, se eseguito nei passaggi fondamentali, potrebbe risultare indolore.
Togliere tutte le maglie e magliette dal’ armadio,
riporle sul letto,
imbustarle ordinatamente, al massimo 3 alla volta,
scendere le scatole dagli armadi,
togliere dalle buste le maglie incelofanate la stagione passata,
riporle nell’armadio,
coricare le buste appena fatte nelle scatole,
rimettere le scatole al loro posto,
farsi un caffè.

Riprendere il lavoro dopo 7/10 minuti al massimo
Togliere dall’ armadio basso tutte gli abiti
pulire l’ armadio
girocontare gli abiti della parte alta nelle parte bassa
rimettere nella parte alta quelli adagiati sul letto in precedenza.

Fatto.

Oh…uno se lavora sodo, a testa bassa in 4/5 ore fa tutto
…fa tutto… se non c’ ha il brugoli di mezzo

Brugoli, uomo bianco di razza caucasica che, in tempi ormai andati, faceva il cambio di stagione conficcando il braccio in tutta la profondità dell’armadio e aprendosi un varco dove potere appogiare la roba invernale o estiva a seconda del ciclo delle stagioni, da un paio di anni ha deciso di adottare il metodo Favale per il cambio di stagione e di voler aiutare la sua stanca mogliettina in queste virtuose gesta.

Io ho teorizzato il metodo….lui… diciamo ha buttato giù il foglietto illustrativo
Ogni maglia ha la sua busta,
rigorosamente sottovuoto.
Gli scatoloni vengono riempiti con incastri perfetti
e a secondo della cromaticità delle maglie.
Sugli armadi vengono riposti gli scatoloni, tutti esteticamente identici, secondo criteri a me, giuro, ancora ignoti.

Risultato?
Ieri sera in 3 ore abbiamo solo imbustato le maglie estive.
Da qui al mio compleanno magari ci si fa.


CAJU


Di madre italiana e padre peruano, Caju nasce a Lucca nel lontano 1979.
Sebbene cresca in una borghese città toscana, subito dimostra di volersi differenziare dai più banali clichè cittadini. Ecco che infatti, frequenta la scuole medie Carducci proseguendo i suoi studi al Liceo scientifico Vallisneri, per poi approdare alla Facoltà pisana di Economia.
Sposata.
Ama trascorrere le sue vacanze a San Teodoro.
E' ghiotta di farro e buccellato.
Per distinguersi dalla massa, ha una speedy30 e una neverfull, indossa solo scarpe di prada, non vive senza il suo iphone, lavora solo con il mac, viaggia con la sua vespa rossa e si prende cura della sua testa con un casco momodesign.

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