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MI DICA, E COME E’ SUCCESSO?

eh niente, vede…
ero in ufficio, è sa, l’ aria di festa, il venerdì, comincio a respirarla fin dal mattino, così preparandomi avevo deciso di indossare un abitino primaverile e un paio di scarpe col tacco… perchè tanto sapevo di non dover fare alcuna commissione, e che da lì alla sera avrei potuto contare non più di 35 passi.
Si, diciamo che trentacique passi comincio a reggerli, con i tacchi, no perchè vede, era pure un buon proposito per il 2012, si… quello di diventare un pochino più femminile, imparando, dapprima, a indossare i tacchi, e così ecco… ogni tanto li metto.
E quindi… niente, dicevo, ero in uffcio e… vede, quando si indossa una gonna, a noi ragazze, ci hanno insegnato ad accavallare le gambe perchè, insomma via, no sta bene diversamente.
Poi qualcuno ha suonato il campanello, tutti erano al telefono, e allora mi sono alzata per andare ad aprire.
Puntando alla meta, mi sono messa in piedi, senza acccorgermi che la gamba sinistra si fosse informicolita, per quella cosa della gamba accavallata, no…. succede ha visto?
Insomma, per fargliela breve, la gamba ha ceduto, è ovvio che se avessi avuto un paio di scarpe basse, come sono abituata a indossare sempre… non mi sarebbe successo, ecco.
Che poi, nel mentre che cascavo, ha presente in quelle frazioni di secondo nelle quali ti scorre davanti agli occhi una vita intera, si ecco, appunto… in quel momento lì ho anche cercato di aggrapparmi a qualcosa per non cadere, ma nella fretta ho fatto la scelta sbagliata…. sulla scrivania infatti avevo una cartellina di plastica, le ha mai viste quelle per archiviare i documenti, di pvc, quelle rigide che spesso mentono perchè sembrava solide e invece se il bottone a clip non è ben chiuso e perlopiù sono semivuote, si spappardellano tutte…. ecco no, lei mi dica alle volte il caso, mi sono proprio aggrapata a una di quelle, che ovviamente si è tutta aperta facedomi definitivamente cadere…. insieme a tutti libri e i fogli che c’ erano lì intorno.,
Oh è stato un secondo, e zac… la caviglia si è piegata, e io ci sono caduta sopra.
Non credo si possa immaginare il dolore.
Uno i quei dolori, ma uno di quei dolori, di quelli che ti partono dal basso e ti cominciano a salire, e quando arrivano allo stomaco fanno… boom!
Mi mancava pure il fiato.
Che poi si immagini la scena, quel povero cristo sempre alla porta, io a terra, carponi, che cercavo di rimettermi in piedi,  ma il dolore mi bloccava.
Mi sono trovata persa… non sapevo cosa fare, mica potevo andare ad aprire alla porta senza scarpe a quattro zampe, e come avrei mai potuto rimettermi quelle scarpe fonte di tanto e gratuito dolore?!?!



signora abbiamo capito, se mi da due minuti le preparo il foglio di accettazione al pronto soccorso.
DONNA, CASTANA FUORI MA BIONDA DENTRO.
TRAUMA ALLA CAVIGLIA, ACCIDENTALE.
CODICE TRIAGE: HELLO KITTY
TEMPO STIMATO DI ATTESA: 13 ORE


Forse mi faccio sempre troppi film, ma ho pensato che non fosse poi così necessario raccontare tanto le mie cose al primo che passava.
E allora ho chiesto al brugolone di prendersi cura di me, in qualità di espertone di traumi calcistici agli arti inferiori.
Mio malgrado mi sono dovuta ricredere, tubetti intere di pomate dal contenuto altamente dopante, fasciatura sbuzza caviglia e teoretica medico-empirica del “rigioaci subito su”, hanno portato i loro frutti.





WWW.LACAJU24ORE.COM (l’IVIE spiegata in 1381 parole)



Quando qualcuno mi chiede che tipo di lavoro faccia, mi imbarazzo sempre un pò nel rispondere, e questo perché la vedo la faccia che fa la gente quando, con un filo di voce, sussurro commercialista.
Ok, il mio lavoro non è certo creativo, o meglio non è creativo nel senso canonico con il quale, comunemente, intendiamo la creatività, ma questa è solo discriminazione.
Si, è vero, noi facciamo pagare l’ Ires, l’ Irap l’ Irpef, l’Imu, e l’ Ivie, ed è anche vero che per calcolare il vostro debito erariale ci facciamo pagare, ma per questo non siamo più cattivi di un dentista che, per sradicarvi un dente, vi chiede una fideiussione bancaria, né più infami di un dietologo che intasca con avidità la parcella solo per togliervi il cibo da sotto i denti, né più insolenti di Vanna Marchi, ai tempi in cui, per denaro, si faceva pagare improbabili pozioni magiche.



La discreta consapevolezza di me, quale amabile contabile portatrice sana di tasse, la riconosco senza fierezza, quando seduta, in ultima fila come a scuola, partecipo in incognito, a tristi convegni in cui cupi, occhialuti e gobbi professionisti si incontrano per parlare di novità fiscali, riuscendone a discutere con fervore, trasporto, se non addirittura, passione.


Ecco, diciamo che fino a qui la lettura, sebbene scorrevole, è stata assai inutile, mentre vi assicuro che da qui in poi si dimostrerà sicuramente accattivante, abbiate fiducia,.
Oggi parliamo di tasse.
E in particolar modo di Ivie.
Il metodo più efficace per approcciarsi alla normativa fiscale, è quello di partire da una attenta lettura del dettato normativo.
Allora, ecco che per capire cosa abbia voluto intendere il legislatore per Ivie, individuarne i soggetti passivi, e comprendere esattamente in quale modo questa tassa debba essere applicare, è necessario leggere il combinato normativo dei commi 13, 14, 15, 16 dell’ articolo 19 del DL 201/11, che testualmente recitano così:

Oh bene!
Chi di voi non è forse più sereno ora che finalmente conosce il significato dell’acronimo IVIE.

Imposta Sostitutiva sul Valore degli Immobili situati all’ Estero.
Ma pensa un pò te, e chi sarebbe i fortunati assoggettati a questa imposta nuova di pacca?
Tutte le persone fisiche, esclusi quindi i fantasmi, residenti nel territorio del nostro bel paese.
Ma perchè tutto questo giro di parole, i cittadini italiani, vi starete dicendo.
Eh no amici, mica che il legislatore voleva fare delle disparità, l’ imposta infatti non dovrà essere versata solo dai cittadini italiani, ma proprio tutti i residenti in Italia.
Dai, ora passiamo al sodo, l’ imposta è dovuta in proporzione alla quota posseduta dell’immobile, e viene stabilità nella misura fissa dello 0,79% del valore dell’immobile.
Per i curiosi che già si stessero chiedendo come si possa mai calcolare il valore dell’immobile, il legislatore subito ci viene in aiuto, e con educazione ci spiega che per valore dell’immobile si debba intendere il costo dell’immobile stesso, risultante dall’atto di acquisto e, in mancanza, dal valore di mercato rilevabile nel paese in cui l’ immobile è situato.
Fino qui tutto chiaro, o no?
Chi si sente di fare un ultimo sforzo, che con il comma 16 , grazie al cielo, chiudiamo la partita.
E’ si perché il legislatore, fortemente convinto che le cose semplici, alla lunga, ripagano sempre, ha bene pensato di disporre che dall’imposta, così come calcolata secondo le regole dettate ai commi precedenti, debba essere dedotto un credito di imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta versata nel paese in cui l’ immobile è situato.


Fino a qui, chi ha capito?
Chi crede che sia meglio finirla qui?
Chi ha smesso di leggere al punto “situati all’ Estero, ma pensa un pò te…”
Chi invece vuole approfondire l’ argomento, magari con l’ aiuto di un esempio?


Eseeeempio, eseeeempio, eseeeempio.


Non nego che anche per me sia stato davvero difficile dare un senso a tutti questo, perché forse, un senso non ce l’ haaaaaaaaaa.
Il buon Dott. Paolo Ricci, commercialista in Roma, in un convegno, è stato illuminante, spiegandoci con rigore e logica quello che a lui era capitato.
Nesi non me ne vorrà, se porterò ad esempio i due clienti cinesi del Dott. Ricci.


In una notte buia e tempestosa…
No vabbeh, caliamo…
Nel suo studio Romano, in un tardo pomeriggio di gennaio, il dottor Ricci, scriveva una mail in copia a sig. Cin e al signor Ciampai, chiedendo loro di presentarsi in ufficio, quanto prima possibile, al fine di poter valutare insieme alcune problematiche sorte in seguito alla pubblicazione del Decreto Monti.


Il primo a presentarsi in ufficio fu l’ ubbidiente sig. Cin.
Buona sela, dottol Licci, che cosa la cluccia?
Sig. Cin non vorrei sembrarle entrante, ma così… a occhio e croce, sebbene residente in Italia, la penserei nata in un paese diverso…
Celto dottol Licci, sono di Shanghai.
Sig. Cin non è mica che a Shanghai lei ha ancora una casa?
Ma celto dottol Licci, una bella pagoda in via della dittatula, numero zelo.
Eh… sig. Cin, non le nego che questo è un bel problema.
Ma mi dica, come è che ha avuto questa pagoda? L’ ha forse comprata?
Celto dottol Licci, io l’ ho complata cilca qualanta anni fa.
E mi dica sig. Cin, non è mica che ha con se il contratto?
Ma no, dottol Licci, il contlatto è a Shanghai, nel mobiletto basso del salotto.
Vede sig. Cin, mi dovrebbe fare un favore personale, è mica troppo chiederle di fare un salto a Shangai, giusto per prendere sto contratto.
Sono pelplesso, dottol Licci, ma fido di lei e so che niente è chiesto a caso, vado.

Dopo un mese, stanco ma puntuale ecco tornare in studio il Sig. Cin…
Ecco dottol Licci, questo è il contlatto.
Ma bene sir. Cin, diamo un’occhiata…
sig. Cin abbiamo un problema, mancandomi i rudimenti di cinese, non riesco a capire bene l’ ultima parola… qui dobbiamo far tradurre l’ atto ad un perito del tribunale, ma non si preoccupi, con mastercard dicono si possa fare tutto.


Passato un’ altro mese, finalmente la traduzione firmata e giurata dal perito, sembrava fugare ogni dubbio…
Ora tutto era chiarissimo, il Sig. Cin aveva pagato il suo immobile 100.000 Renminbi.
Sig. Cin, mi dia il tempo di fare una telefonata veloce veloce al presidente del consiglio, che sarà così gentile e disponibile da volermi indicare quale valore di cambio dovrò tenere di conto, per calcolare finalmente quante tasse mai dovrà pagare per questo immobile.
Ci siamo Sig. Cin, il valore convertito è pari a €10.000, l’ Ivie da versare sarà pari a € 76, le preparo l’ Effe24 e la mando i banca.
Ma giusto, mi stavo dimenticando, Sig. Cin, non è mica che lei a Shanghai ha già pagato delle tasse per quell’immobile?!?!??!
Celto dottol Licci.
E allora non è mica che può fare di nuovo un salto a Shanghai per andare a prendere l’ Effe24 che ha pagato, perché voi a Shanghai le tasse le pagate con un Effe24, vero?
Ecco allora diciamo che, quando mi porterà il pagamento io finalmente sarà in grado di convertire le sue tasse pagate in Cina nella nostra moneta, dopodichè potrò considerare il suo pagamento fatto in Cina, quale credito sul debito che invece è scaturito qui in Italia.
Tutto chiaro, no?


Non sto qui a dirvi quanto fosse invece andata peggio al Sig. Ciampai, un uomo silenzioso e piuttosto nervoso che aveva una pagoda a schiera in via della Dittatura, numero 1, proprio accanto a quella del Sig. Cin.
Lui infatti che la pagoda non l’ aveva comprata, perchè avuta in eredità dal padre, non aveva alcun atto di acquisto che potesse attestare il valore dell’ immobile, così che al signore silenzioso e nervoso era toccato andare in Cina, alla Tecnocasa Cinese più vicina alla sua pagoda, per farsela valutare al valore di mercato del momento.
La beffa però era stata che in quaranta anni il valore della pagoda era schizzato alle stelle, tanto che l’ agente immobiliare cinese della Tecnocasa cinese, aveva dovuto valutare la pagoda a schiera identica a quello del Sig. Cin, ad un valore 30 volte più alto del prezzo di acquisto con cui il sig. Cin l’ aveva comprata.
E al sempre più silenziosi e nervoso sig. Ciampai era toccato versare, in Italia, €2.280 per la sua pagoda cinese in via della dittatura numero 1, identica a quella del sig. Cin, che in via della dittatura, la casa l’ aveva al numero 0



FRUSTRAZIONI DI UN PORTABORSE

E voi, quali fossili custodite nella vostra borsa?


Mia carissima Zelda,
non posso certo dire di avere una giornata tipo, nessuna, grazie al cielo, segue mai un programma ben preciso.
Alcuna regola sembra volersi insinuare, gagliarda, attraverso il ritmico scandirsi delle ore, se non quella dell’ imprevisto.
La pianificazione serrata mi crea effetti collaterali indesiderati.
Ma se è vero che l’ eccezione conferma la regola, la mia eccezione è certo la costante e ingestibile incapacità mattutina di rinvenire, anche in un tempo che persino Kundera riconoscerebbe come lento, oggetti che, silenziosi e inanimati, giacciono in ordine sparso sui fondali, profondi e bui, delle mie borse.


E’ indiscutibile che negli ultimi anni tutto sia stato reso più difficoltoso dall’ infelice scelta, di avaguardistico design, che ha spinto la casa automobilistica Renault, di cui posseggo un’ auto, a produrre chiavi di accesione delle proprie autovetture di una forma simile a quella di una carta di credito, nera, sottile e afona.


Spesso fantastico, mi basta chiudere gli occhi e riesco persino a sentire la melodia di un meravigliosa musica di Morricone in sottofondo.
Truccata e pettinata come una star di Hollywood, con il braccio tonico e proteso verso il cielo, stringo nel palmo della mano le chiavi della macchina, e a favore di telecamera, fissato lo sguardo lontanto, sognante, dico: “è soltanto un gioco, ma io lo amo…”


Ma la realtà, si sa, è sempre molto più dura.
Non c’è mattina che inutilmente non sprofondi più di metà del braccio nella mia borsa, nel vano, quanto frenetico, tentativo di estrarlo vittorioso.
Primo tentativo fallito.
Allora cerco di aiutare il mio inefficace senso tattile con la timida vista e, consapevole dell’ imperdonabile ritardo ma non ancora entrata nel panico, iperventilo e infilo il viso nel pertugio, spesso ostico.
E’ sicuramente un problema di illuminazione, accendo una lampada.
O forse non sono al loro posto, perlustro nuovamente la casa.
Guardo l’ orologio.
Comincio a sudare.
Ancora affondo la mano.
Apro la porta di casa e mi riverso sulle scale, dove la luce frizzante del mattino abbaglia, tanto da rendere le cose quasi trasparenti, le troverò.
Esausta mi arrendo.
Mi siedo sugli scalini, e rovescio tutto a terra.
Con gli occhi salto da una cosa all’ altra, schizofrenicamente.

provaci ancora caju

provaci ancora caju provaci ancora caju

provaci ancora caju

Il portafogli, un libro, una lettera della banca chiusa, l’ astuccio delle chiavi, vuoto, un rossetto, un altro rosseto, gli occhiali da sole graduati, gli occhiali da sole non graduati, altrimenti in caso di lenti a contatto cosa faccio? un porta carte fedeltà, non certo di credito, una agenda nera, un quadernino rosso, ancora un rosetto, due, tre, un guanto di lana, il destro, il cavo per ricaricare il telefono, l’ auricolare,
e il telefono? non c’è, il telefono, l’ ho perso, ecco lo sapevo… ah no, eccolo, un campionicno di una crema, il guanto sinistro, che poi se venisse una nevicata improvvisa sono a posto, un lucidalabbra, un rossetto rosso, e pensare che io non uso rossetti, i vecchi occhiali da vista, non per nostalgia, ma è che dovrei ricordarmi di portare davanti al pc, un pacchetto chewing gum, anzi uno e mezzo, le chiavi di casa, quelle dell’ ufficio, di casa dei miei, del motorino, della bicicletta, la ricetta della colomba lievitata naturalmente, un burrocacao, ancora un lucida labbra e le fottutissime chiavi della macchina.



provaci ancora caju


USO CRIMINOSO DI YOUTUBE e/o DELL’ ITALIANO





Ciao!
Non era previsto fare un video in questo momento, scusate l’ aspetto ma… non sto nemmeno tanto bene… comunque tante vicende, dovevo farlo prima, però… adesso sono arrivata al limite diciamo della sopportazione per quanto riguarda questa questione, perchè credo che… insomma, si stia divagando troppo.

La prima questione che io voglio affrontare è quella del fatto che io non ho dato, nè ho accusato nessuna persona di essere cattiva, di non avere cuore, di non…. di non rispondere volutamente alle mail perchè superiore, assolutamente e voglio che sia chiaro… non so questa persona ppperrrr ,  a chi abbia mandato la mail e nè l’ ho messo in dubbio, perchè se sia vero che questa persona ha mandato la mail… a chi non lo so, non l’ ho detto perchè non me l’ ha detto, nel momento in cui lei non me lo dice, e però la questione è rilevante, io non l’ ho voluta sottolineare nè ho voluto verificare, perchè ho pensato, la prima cosa che mi è venuta in mente è che figurati se… tra le tante….la caterva di mail che magari si riceve, può essere sfuggita, questo non significa che quella persona in particolare o quelle persone in particolare siano cattive o prive di cuore, o insensibili a una  problematica, mamma con figli o meno, assolutamente non l’ ho mai pensato, e questo vorrei che sia chiaro, prima di aggiungere carne al fuoco, pensiamo a questo innanzi tutto, poi…. [cit.]



Fonte


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VIOLA DI MARE

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WAITING FOR ROSSELLA


Samuel Becket non è morto. Nel 1989, stanco di tutto quello che lo circondava e profondamente sofferente per la perdita della moglie, scappa, senza lasciare taccia.
Alla veneranda età di 83 anni, intendeva, di fatto, riprendersi la vita dal basso, dalle cose semplici, lontano dal brusio affannato del mondo.
Oggi, la vecchia canaglia di Samuel è diventato sempre più sprezzante, libero da ogni costrizione.
Preciso, tagliente e candido come la lama di un coltello di ceramica.

Le notizie da tutto il mondo lo bombardano, la curiosità lo tiene in vita e la voglia di scrivere lo fa sentire ancora giovane.
Osserva, ascolta, e pensa.
Fucina di idee sconnesse, crea, di getto e tutto sembra venir fuori con una innata semplicità.
Ambientazione più moderne, linguaggi urbani, ma niente sembra far dimenticare il suo teatro.
Dialoghi, ripetitivi e serrati, suscitano ancora il sorriso nonostante la tragedia.
Inforcati gli occhiali, rilegge, e la mente vola, lo scricchiolio delle tavole di legno consumate dei teatri di provincia risionano nelle sue oreccchie e l’ odore di polvere lo riporta indietro con gli anni, come in un’estasi di sensi.
La pièce va in scena. Si accendono le luci.

Sedute sulle poltrocine di un aeroporto romano due donne, giovani, belle.
Rossella Urru è stata liberata, è provata fisicamente e psicologicamente, ma sta bene. E’ una donna incredibilmete forte, e il rapimento, per assurdo, sembra averla fortificata.
A turbarla è solo l’ incapacità di gestire quel prepotente desiderio di rivedere tutti quelli che ama più della sua vita.
Tra poco, finalmente, potrà riabbracciarli e già sa che non riuscirà a trattenere le lacrime. Le ha conservate per tantissimi mesi, per poterle spendere, come un fiume in piena carico di gioia, tutte oggi, perchè da sempre sapeva che oggi sarebbe arrivato.
Aspetta un volo per Cagliari.
Sara Tommasi è una dottoressa in economia, si definisce Bocconiana di adozione.
Nel suo passato qualche apparizione in televisione, miraggio di felicità. Oggi è alla disperata ricerca di  serenità, che per assurdo crede di assicurarsi con la notirietà, senza se e senza ma. E’ disposta a tutto.
Aspetta un volo per Milano.

Che noia aspettare, vero?
Forse, anche se in questi mesi ho imparato tanto, anche ad aspettare.
Davvero? e come mai? Avevi fatto un provino e aspettavi ti chiamassero?
Non proprio, la mai è stato una attesa forzata, ecco, ma finalmente è finita.
Come ti capisco, anche io ho azzardato con taglio troppo corto, per un pò ho aspettato, poi alla fine non saputo resistere e… meno male ci sono le extention, anche se però si vedeva che non erano capelli veri. Dove voli? Io a Milano, dove ho studiato.
Torno in Sardegna, finalmente.
Oh Mio Dio, che invidia, ma non dirmi che è già aperto il Billionaire?!?!?!
Non so, non vado per quello, torno finalmente dai miei cari, sono sarda.
Uhhhh come la Canalis e la Satta!
Si, e come Gramsci, Berlinguer e la Deleddae tu come mai lasci la primavera di Roma per andare a Milano?
In qualità di esperta in finanza, intervengo in un convegno 
sulle origini del signoraggio bancario e le posizioni delle banche centrali.
Ma che brava, a me che ho sempre e solo studiato cooperazione internazionale, sente la testa solo a sentirtelo dire.
No no, non farti strane illusioni, ho solo da dire tre cose che mi hanno scritto, e poi subito dopo devo tirarmi su la gonna, ma tanto è talmente corta che non devo fare nemmeno tanta fatica, la verà difficoltà è ricordarmi di non indossare le mutande. E tu invece? Sei venuta in contiente a cercar furtuna ora che le sarde vanno di moda… guarda Geppi Cucciari?
No, io mi occupo di solidarietà internazionale, di promozione della pace e dei diritti umani, di aiuti umanitari a popolazioni che vivono in maniera disagiata o in stato di emergenza.
Amo le donne, la loro forza, il loro coraggio, e l’amore incodizionato che matura in loro perchè madri, ed è proprio a loro che mi rivolgo, aiutandole a conquistare la dignità che spesso non è loro riconosciuta.
La dignità del loro corpo, la dignità delle loro idee, la dignità dei loro sogni.
Che bella cosa, non sai quanto ti ammiro, tutte le donne dovrebbero avere una Luis Vuitton e potersi concedere qualche ora dall’ estestista.

(Una voce metallica annuncia il volo di Rossella).

E’ il mio volo, devo andare, è stato un piacere, io sono Rossella.
Che bel nome, Rossella come Rossella Brescia, la ballerina, io invece sono Sara.
Ciao Sara, hai un bel nome e un bel corpo, proteggili.
Ma che scherzi Rossella, SPF 20, sempre!

Rossella esce di scena, quando le luci sono ancora alte.
Poi il bagliore dei fari si affievolosce e il sipario comincia a chiudersi.
Sara rimane nel buio.

Samuel aveva le idee ben chiare.

Io Rossella Urru la immagino così, una ragazza semplice e coraggiosa.
E con gioco, come mi è più facile fare, mi unisco al coro di voci che chiedono più attenzione al caso di Rossella, più visibilità, senza togliere ovviamente terreno alle notizie più accattivanti. Credo che ci possa essere spazio per tutti. Sara capirà.
In questa giornata dove tanti blogger italiani hanno dedicato il loro spazio a Rossella Urru, Zeldawasawriter ci chiede

Accolgo l’ invito.


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LA COLAZIONE DEI CAMPIONI

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la colazione dei campioni


IL PAESE DEI BALOCCHI ESISTE

Un bravo marito, se necessario, va anche a fare la spesa.
Da solo, senza l’ aiuto della moglie, intendo.
E io, grazie al cielo, ho un bravo marito.


Ora però stiamo attenti a non peccare di logica perchè se un bravo marito va a fare la spesa, non significa che lo stesso marito riesca a promuovere acquisti conscienziosi di generi di prima necessità atti al sostentamento di una famiglia, quando invece sarà molto più probabile che riduca l’ atto del fare la spesa ad un mero gesto esecutorio, un’ obbedienza incondizionata al volere uxorio, indiscusso.
Ecco allora che una moglie sagace, mai dovrebbe chiedere al marito: “caro… passi tu a fare la spesa?”, perchè consepevole che nella testa di un uomo sposato, ancorchè resposabile, all’ [ atto di passare a fare la spesa ] non venga per lo più associato nessun atto specifico, se non l’ idea di un vago girovagare per corridoi, con lo stesso entusiasmo di Pinocchio appena sceso dal carro, nel paese dei balocchi ( pag. 155 ).
La strada per il successo? Una lista breve, fatta di cose semplici, e di uso comune, che non possano farlo cadere in inganno, e sarete sicure che qualcosa comunque si dimenticherà.
Qualora invece foste voi a dimenticarvi qualcosa, che ne so… tipo la carteigenica, non illudetevi… nemmeno l’ apparizione della madonna potrà mai far sovvenire al vostro bravo marito che la cartaigenica manca… e quindi non vi resterà che sperare di aver qualche kleenex in casa.
Sull’ arbitrario acquisto invece di cose futili, dal valore nutrizionale altissimo e con livelli di coloranti simili a quelli di un evidenziatore stabilo boss, siate arrendevoli, non sarà mai possibile porre limite al peggio.


“Andrea puoi fermarti a prendere un pò di insalata e un pò di frutta?”
“Definisci frutta”
“Vedi tu, quella che ti sembra meglio, tenedo presente che la panna con le fragole non è frutta”
“OK”

“Spesa fatta, che faresti senza di me?”
“Cosa hai preso?”
“Insalata, 12 Crodino, una confezione Bounty ice e Tartufo al cioccolato bianco”



PRAY FOR JAPAN

L’ insolenza del potere muove con cinismo le borse mondiali per mezzo di telecomandati broker che, con spietata determinazione, decidono di affondare l’ economia di un paese nell’esatto momento in cui un’ improvvisa catastrofe naturale lo distrugge senza possibilità di salvezza, e con la stessa spietata determinazione indirizzano, i loro investimenti verso le società di quello stesso paese che si occupano di costruzioni, sicuri, che nei prossimi anni, avranno tanto da ricostruire su quello che sembra, oggi, essere provvidenzialmente distrutto.


In un momento in cui impotenti guardiamo una centrale nucleare minacciare la vita di milioni di persone, la salubrità della nostra pianeta ma soprattutto il futuro di molti bambini, è l’ insolenza del potere a far parlare i nostri ministri che, con interessata arroganza, dichiarano da giorni, sui giornali di tutto il paese, che la linea italiana rispetto al programma nucleare non cambierà,  riconoscendo dello sciacallaggio politico nelle parole degli antinuclearisti.


L’ insolenza del potere omologa, verso un’ insistente ricerca della ricchezza ad ogni costo, a discapito di tutto e di tutti.


L’ insolenza del potere distrugge con forza silenziosa, senza clamore.


L’ insolenza del potere, sebbene tolga credibilità, paga con denaro contante.


L’insolenza del potere è di pochi, ma governa il mondo


 

Pray for Japan

日本のための祈り



CAJU


Di madre italiana e padre peruano, Caju nasce a Lucca nel lontano 1979.
Sebbene cresca in una borghese città toscana, subito dimostra di volersi differenziare dai più banali clichè cittadini. Ecco che infatti, frequenta la scuole medie Carducci proseguendo i suoi studi al Liceo scientifico Vallisneri, per poi approdare alla Facoltà pisana di Economia.
Sposata.
Ama trascorrere le sue vacanze a San Teodoro.
E' ghiotta di farro e buccellato.
Per distinguersi dalla massa, ha una speedy30 e una neverfull, indossa solo scarpe di prada, non vive senza il suo iphone, lavora solo con il mac, viaggia con la sua vespa rossa e si prende cura della sua testa con un casco momodesign.

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