WWW.LACAJU24ORE.COM (l’IVIE spiegata in 1381 parole)



Quando qualcuno mi chiede che tipo di lavoro faccia, mi imbarazzo sempre un pò nel rispondere, e questo perché la vedo la faccia che fa la gente quando, con un filo di voce, sussurro commercialista.
Ok, il mio lavoro non è certo creativo, o meglio non è creativo nel senso canonico con il quale, comunemente, intendiamo la creatività, ma questa è solo discriminazione.
Si, è vero, noi facciamo pagare l’ Ires, l’ Irap l’ Irpef, l’Imu, e l’ Ivie, ed è anche vero che per calcolare il vostro debito erariale ci facciamo pagare, ma per questo non siamo più cattivi di un dentista che, per sradicarvi un dente, vi chiede una fideiussione bancaria, né più infami di un dietologo che intasca con avidità la parcella solo per togliervi il cibo da sotto i denti, né più insolenti di Vanna Marchi, ai tempi in cui, per denaro, si faceva pagare improbabili pozioni magiche.



La discreta consapevolezza di me, quale amabile contabile portatrice sana di tasse, la riconosco senza fierezza, quando seduta, in ultima fila come a scuola, partecipo in incognito, a tristi convegni in cui cupi, occhialuti e gobbi professionisti si incontrano per parlare di novità fiscali, riuscendone a discutere con fervore, trasporto, se non addirittura, passione.


Ecco, diciamo che fino a qui la lettura, sebbene scorrevole, è stata assai inutile, mentre vi assicuro che da qui in poi si dimostrerà sicuramente accattivante, abbiate fiducia,.
Oggi parliamo di tasse.
E in particolar modo di Ivie.
Il metodo più efficace per approcciarsi alla normativa fiscale, è quello di partire da una attenta lettura del dettato normativo.
Allora, ecco che per capire cosa abbia voluto intendere il legislatore per Ivie, individuarne i soggetti passivi, e comprendere esattamente in quale modo questa tassa debba essere applicare, è necessario leggere il combinato normativo dei commi 13, 14, 15, 16 dell’ articolo 19 del DL 201/11, che testualmente recitano così:

Oh bene!
Chi di voi non è forse più sereno ora che finalmente conosce il significato dell’acronimo IVIE.

Imposta Sostitutiva sul Valore degli Immobili situati all’ Estero.
Ma pensa un pò te, e chi sarebbe i fortunati assoggettati a questa imposta nuova di pacca?
Tutte le persone fisiche, esclusi quindi i fantasmi, residenti nel territorio del nostro bel paese.
Ma perchè tutto questo giro di parole, i cittadini italiani, vi starete dicendo.
Eh no amici, mica che il legislatore voleva fare delle disparità, l’ imposta infatti non dovrà essere versata solo dai cittadini italiani, ma proprio tutti i residenti in Italia.
Dai, ora passiamo al sodo, l’ imposta è dovuta in proporzione alla quota posseduta dell’immobile, e viene stabilità nella misura fissa dello 0,79% del valore dell’immobile.
Per i curiosi che già si stessero chiedendo come si possa mai calcolare il valore dell’immobile, il legislatore subito ci viene in aiuto, e con educazione ci spiega che per valore dell’immobile si debba intendere il costo dell’immobile stesso, risultante dall’atto di acquisto e, in mancanza, dal valore di mercato rilevabile nel paese in cui l’ immobile è situato.
Fino qui tutto chiaro, o no?
Chi si sente di fare un ultimo sforzo, che con il comma 16 , grazie al cielo, chiudiamo la partita.
E’ si perché il legislatore, fortemente convinto che le cose semplici, alla lunga, ripagano sempre, ha bene pensato di disporre che dall’imposta, così come calcolata secondo le regole dettate ai commi precedenti, debba essere dedotto un credito di imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta versata nel paese in cui l’ immobile è situato.


Fino a qui, chi ha capito?
Chi crede che sia meglio finirla qui?
Chi ha smesso di leggere al punto “situati all’ Estero, ma pensa un pò te…”
Chi invece vuole approfondire l’ argomento, magari con l’ aiuto di un esempio?


Eseeeempio, eseeeempio, eseeeempio.


Non nego che anche per me sia stato davvero difficile dare un senso a tutti questo, perché forse, un senso non ce l’ haaaaaaaaaa.
Il buon Dott. Paolo Ricci, commercialista in Roma, in un convegno, è stato illuminante, spiegandoci con rigore e logica quello che a lui era capitato.
Nesi non me ne vorrà, se porterò ad esempio i due clienti cinesi del Dott. Ricci.


In una notte buia e tempestosa…
No vabbeh, caliamo…
Nel suo studio Romano, in un tardo pomeriggio di gennaio, il dottor Ricci, scriveva una mail in copia a sig. Cin e al signor Ciampai, chiedendo loro di presentarsi in ufficio, quanto prima possibile, al fine di poter valutare insieme alcune problematiche sorte in seguito alla pubblicazione del Decreto Monti.


Il primo a presentarsi in ufficio fu l’ ubbidiente sig. Cin.
Buona sela, dottol Licci, che cosa la cluccia?
Sig. Cin non vorrei sembrarle entrante, ma così… a occhio e croce, sebbene residente in Italia, la penserei nata in un paese diverso…
Celto dottol Licci, sono di Shanghai.
Sig. Cin non è mica che a Shanghai lei ha ancora una casa?
Ma celto dottol Licci, una bella pagoda in via della dittatula, numero zelo.
Eh… sig. Cin, non le nego che questo è un bel problema.
Ma mi dica, come è che ha avuto questa pagoda? L’ ha forse comprata?
Celto dottol Licci, io l’ ho complata cilca qualanta anni fa.
E mi dica sig. Cin, non è mica che ha con se il contratto?
Ma no, dottol Licci, il contlatto è a Shanghai, nel mobiletto basso del salotto.
Vede sig. Cin, mi dovrebbe fare un favore personale, è mica troppo chiederle di fare un salto a Shangai, giusto per prendere sto contratto.
Sono pelplesso, dottol Licci, ma fido di lei e so che niente è chiesto a caso, vado.

Dopo un mese, stanco ma puntuale ecco tornare in studio il Sig. Cin…
Ecco dottol Licci, questo è il contlatto.
Ma bene sir. Cin, diamo un’occhiata…
sig. Cin abbiamo un problema, mancandomi i rudimenti di cinese, non riesco a capire bene l’ ultima parola… qui dobbiamo far tradurre l’ atto ad un perito del tribunale, ma non si preoccupi, con mastercard dicono si possa fare tutto.


Passato un’ altro mese, finalmente la traduzione firmata e giurata dal perito, sembrava fugare ogni dubbio…
Ora tutto era chiarissimo, il Sig. Cin aveva pagato il suo immobile 100.000 Renminbi.
Sig. Cin, mi dia il tempo di fare una telefonata veloce veloce al presidente del consiglio, che sarà così gentile e disponibile da volermi indicare quale valore di cambio dovrò tenere di conto, per calcolare finalmente quante tasse mai dovrà pagare per questo immobile.
Ci siamo Sig. Cin, il valore convertito è pari a €10.000, l’ Ivie da versare sarà pari a € 76, le preparo l’ Effe24 e la mando i banca.
Ma giusto, mi stavo dimenticando, Sig. Cin, non è mica che lei a Shanghai ha già pagato delle tasse per quell’immobile?!?!??!
Celto dottol Licci.
E allora non è mica che può fare di nuovo un salto a Shanghai per andare a prendere l’ Effe24 che ha pagato, perché voi a Shanghai le tasse le pagate con un Effe24, vero?
Ecco allora diciamo che, quando mi porterà il pagamento io finalmente sarà in grado di convertire le sue tasse pagate in Cina nella nostra moneta, dopodichè potrò considerare il suo pagamento fatto in Cina, quale credito sul debito che invece è scaturito qui in Italia.
Tutto chiaro, no?


Non sto qui a dirvi quanto fosse invece andata peggio al Sig. Ciampai, un uomo silenzioso e piuttosto nervoso che aveva una pagoda a schiera in via della Dittatura, numero 1, proprio accanto a quella del Sig. Cin.
Lui infatti che la pagoda non l’ aveva comprata, perchè avuta in eredità dal padre, non aveva alcun atto di acquisto che potesse attestare il valore dell’ immobile, così che al signore silenzioso e nervoso era toccato andare in Cina, alla Tecnocasa Cinese più vicina alla sua pagoda, per farsela valutare al valore di mercato del momento.
La beffa però era stata che in quaranta anni il valore della pagoda era schizzato alle stelle, tanto che l’ agente immobiliare cinese della Tecnocasa cinese, aveva dovuto valutare la pagoda a schiera identica a quello del Sig. Cin, ad un valore 30 volte più alto del prezzo di acquisto con cui il sig. Cin l’ aveva comprata.
E al sempre più silenziosi e nervoso sig. Ciampai era toccato versare, in Italia, €2.280 per la sua pagoda cinese in via della dittatura numero 1, identica a quella del sig. Cin, che in via della dittatura, la casa l’ aveva al numero 0


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