NOI, SI FA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA 2.0 (aggiornamenti)

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Superata ormai la versione beta, qui continuano a dividere tutto: umido, carta, vetro, e poi la plastica dal tetrapak.
Lo facciamo con cura e dedizione, motivati e motivatori.
Apriamo le capsule del caffè e separiamo la polvere dall’involucro in alluminio, togliamo la plastica dalle buste da lettere con la finestrella e non ci facciamo più intimidire nemmeno dai sacchetti per il pane dell’esselunga.
Laviamo con cura barattoli, bottiglie, vasetti e vaschette, prima di ogni doloroso commiato, perchè noi le cose si fanno per bene.
Riduciamo le dimensione della nostra immondizia, schiacciando ogni bottiglia di plastica che gettiamo.
Ne ricicliamo invece qualcuna per lo stockaggio degli oli esausti.
Viene tutto cosi facile, così naturale.
E il nostro senso civico tronfia di orgoglio.
Non è difficile nè faticoso, persino in una casa piccolina come la nostra.
La carta e il vetro vanno nel vano sottoscala, l’ umido giornaliero sotto il lavello e tutto il resto sul terrazzo.
Ci sono dei passaggi obbligati ma semplici e ben organizzati.
Niente va al caso.
Perchè in una casa piccola è molto importante l’ organizzazione e l’ ordine, dopodichè tutto diventa confortevole.
Ieri sera dopo tutte le nostre solite faccenede di riciclaggio ci siamo concessi un pò di relax sul divano guardano la televisione.
Verso mezzanotte però la stanchezza ha cominciato a farsi senitire e abbiamo deciso di andare a letto.
Stranamente avevo sete, così mi sono avvicinata alla cucina senza nemmeno accendere la luce, il televisore ancora acceso bastava per quei gesti assai comuni e ripetitivi, con un colpo d’ occhio avevo trovato al suo posto l’ acqua, era poca, avrei potuto finirla e quindi mi sarei concessa persino la meschinità di bere direttamente dalla bottiglia, come fosse birra, senza sporcare nemmeno un bicchiere.
Poi Andrea ha spento la televisione.
Il velo di buio che cala sugli occhi, quando tutto odora di familiare, non fa paura.
Ho allungato il braccio, ho afferrato la bottiglia, l’ ho aperta e l’ho accostata alla bocca.
L’ odore era inconfondibile, ma il gesto del bere era ormai troppo avanzato.
Bocca ben aperta, occhi chiusi.
Glu Glu.
Olio di frittura.
Olio di frittura dove la sera prima avevano fluttuato dorati anelli di cipolla.
Denso.
Viscido.
Dissiona liquida.
Purga mortale.

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