LA VITA VERA

Succede che dopo un’ estate passata a lavorare sodo, conquisti le meritate vacanze, e chiuso il bandone di un ufficio che trasuda stanchezza e frustrazioni, cadi come foglia morta cade sul lettino di qualche stabilimento balneare della versilia.


Ti sembra di aver appena chiuso gli occhi quando una voce metallica avvisa, i più, che al bagno nettuno sono pronti i bomboloni caldo, e allora ti desti di soprassalto e zac, ecco arrivati gli ultimi giorni di agosto, e con loro le preoccupazioni di quello che da lì a poco ti aspetterà.


Settembre è da sempre un mese un pò così… per chi non è duro il rientro? e per noi che si fa questo mestiere, il mese si dimostra ogni volta un delirio, con la cospirazione delle scadenza che tutte insieme scadono.
Dodici ore seduti alla scrivania alle volte non bastano, e così siamo sicuri di dimenticarci in fretta i bagordi delle ferie.


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Ottobre e novembre, che in fin dei conti dovrebbero essere due mesi assai sereni, sono stati da un paio di anni a questa parte un doloroso calvario teso al superamento di un esamone che mi ha assorbito anima e corpo.
Lavoro al mattino, studio al pomeriggio poi morte e resurrezione, ogni giorno.


ottobre   novembre


Senza nemmeno sapere come, né tanto meno perché, sostenuti gli scritti mi sono ritrovata a Natale, così… senza che nemmeno me ne accorgessi.

Dicembre dovrebbe essere almeno di quaranta giorni, il tempo sembra non essere mai abbastanza per fare tutto: gli addobbi, i regali, e soprattutto passare un pò di tempo con la propria famiglia.


dicembre


A gennaio, con dolore e trasporto ho riposto in ampie scatole il calore del natale, di nuovo pronta a consacrare il mese al lavoro e alle scadenze che come avvoltoi ci soffiano sul collo, con la speranza però di un pò di riposo e un pò di vita sociale in febbraio… tanto l’ esame non l’ avrei superato e quindi niente preparazione all’orale.


Quando invece ho saputo che gli scritti erano andati bene, mi sono perfino messa a piangere.
Non ho ancora ben chiaro se dalla gioia o per la consapevolezza che per altri cinquanta giorni avrei sudato lacrime di sangue, come ci diceva la maestra elementare quando preparavano l’ esame di quinta.


Lo so che ormai siamo già ad aprile, che ricomincia il periodaccio a lavoro, la stagione dei chi te l’ ha fatto fare di scegliere questo lavoro, dei non ce la posso fare… ma mi sento motivata, gioisco del sole, dei fine settimana liberi delle cene con gli amici, della televisione la sera senza troppo pensare.
Incontro gente e ne sono entusiasta, mi giustifico per non essermi fatta sentire per tanto, mi informo, chiedo di raccontarmi tutto quello che è successo, da dove eravamo rimasti…


“…. e questo tutto, insomma… invece di te caju sappiamo tutto, ti si legge su facebook!”
“ah beh…”


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