LA FAVOLA DI WILL E GRACE

Via su… oh chi non ha visto oggi qualche scena o qualche foto dal matrimonio di Will e Kate?
Diciamocelo sinceramente, i matrimonio piacciono un pò a tutte, da piccole ci fanno sognare, da grandi ci fanno immaginare come potrebbe essere il nostro e da mature ci riportano alla mente l’emozione e la gioia del fatidico sì.


Quello di Will e Grace Will e Kate, è stato da favola, come era giusto che fosse.
Invitati elegantissimi, cappelli, macchine lustre, addobbi impeccabili, sposi bellissimi e dal portamento divino.
E poi, il bacio sul balcone…


Senza falsa modestia… non è per dire…. ma vedete… il matrimonio di Will e Kate ha ricordato molto quello che è stato il nostro matrimonio, ve lo posso assicurare.
Era una domenica di settembre, dopo una splendido sabato di sole, la notte era venuto giù il finimondo, piovevano cotani che parevano pagati.
Non sarebbe certo stata la pioggia ha rovinare il giorno di festa, pensavo e serena me andai a letto, intenzionata a riposare profondamente… non fosse stata per la mia testimone che ogni cinque minuti mi mandava un sms per assicurarsi che fossi tranquilla.
L’indomani mi alzai di buon mattino decisa a godermi la giornata con tutta la calma del mondo, ma niente, in casa trovai un insolito delirio.
Mio fratello continuava a dire che le macchine erano sporche, che erano state lavate male, i miei si commuovevano anche alle sole parole, mi passi lo zucchero.
Me ne andai dal quel luogo di perdizione, alla volta di una passeggiata in centro, in solitaria.
Entrai in un negozio, volevo comprare un pigiama da portare via per il viaggio di nozze, ma non avevano la taglia.
La comessa molto disponibile, mi spiegò che se avessi aspettato il lunedì le sarebbero arrivati nuovi modelli e io timidamente le spiegai non potevo aspettare perchè nel pomeriggio mi sposavo e l’ indomani sarei partita all’ alba.
Impazzitta la ragazza cominciò a urlare… “ma come ti sposi tra qualche ora e sei in giro per negozi, oddio avete sentito, ma dai corri a casa, devi prepararti, è il tuo giorno…”
Dopo un primo istinto omicida, fui  subito sopraffatta da un ansia pazzesca e dalla voglia di strapparmi i capelli.
Corsi a casa, dove poco era cambiato, fratello impazzito, genitori in lacrime, l’ unica a tenere sembrava la nonna.
Il parrucchiere aveva capito che mi sposavo alle 16.00 invece che alle 17.00 e per questo alle 14.00 era già in casa quando io dovevo sempre farmi la doccia.
Alle 15.30 era già tutto fatto, trucco, parrucco e addobbo.
Non mi potevo sedere, perchè sgualcivo l’ abito.
Non potevo bere perchè mi sfacevo il trucco.
Non potevo nemmeno parlare, perchè tutti piangevano
Muta, in piedi, ma soprattutto sui tacchi, attendevo.
Pochi minuti prima delle 17, tutti partirono, rimanemmo solo io e mio papà.
“Mi raccomando mamma, appena arriva Andrea facci uno squillo, così partiamo anche noi ”
“Certo”
“Marco l’ ho già detto a mamma, ma lo dico anche a te, almeno siamo più sicuri, appena arriva Andrea facci uno squillo, così partiamo anche noi ”
“Sicuro”
“Renzo, siccome mamma e Marco mi sembrano un pò fuori di testa, lo dico anche a te, di te mi posso sicuramente fidare, appena arriva Andrea facci uno squillo, così partiamo anche noi ”
“Stai in una botte di ferro”
17.00
17.10
17.15
“Babbo intanto partiamo… ci mancherebbe che Andre non si sia presentato, si saranno dimenticati di chiamarci”
“Ok, magari facciamo il giro largo”
“Perfetto”
Primo giro largo, secondo giro largo, ormai sulla circonvallazione continuavo a salutare i soliti passanti, che cominciavo a temere pure loro l’ abbandono all’ altare…terzo giro largo e mia mamma al telefono
“Oh ma che fate non venite più, è due ore che vi aspettiamo….”
In chiesa era tutto perfettamente addobato, mancavo solo i panchetti dove sederci, mio fratello, sciagurato testimone, aveva dimenticato le fedi in macchina, mentre il prete, sudando come un porco, aveva candidamente ammesso di essersi scordato gli articoli del codice civile da leggerci.
Finita la breve funzione, durata sole 2 ore e mezzo uscimmo dalla chiese e sebbene avessi ripetutamente avvisato parenti e amici che il primo che avesse azzardato la richiesta di un bacio avrebbe nel breve tempo incontrato la morte accidentale, un manto di uomini e donne urlanti “bacio bacio” ci prendeva a manciate di riso con violenza inaudita.
Desistevo, sorridendo.
Timidamente, con garbo, accennavo : “No No, niente bacio”, fino a quando uno stizzito marito, già calato nel ruolo autoritario dell’ uomo di casa mi intimò…
“Me lo dai o no sto bacio, che voglio andare a sentire cosa hanno fatto i miei compagni di squadra… che per sto matrimonio ho già perso una partita di campionato”.
Poi salpammo in macchina, rapiti dal fotografo…
e io guidavo.

Non è per dire, ma prima di Will e Kate, c’ eravamo noi!


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