L’ IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO

13 Settembre 2013

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Stereotipare tutto quello che ci circonda, ci tranquillizza.
E’ forse un approccio alla vita che ci portiamo dietro da quando siamo bambini, perchè a noi ci hanno insegnato a parlare, accostando parole a figure, senza che queste parole e queste figure avessero molto in comune, proprio quando l’ onomatopea, a nostra insaputa, era l’unica ragione di vita.
Poi sono arrivate le elementari, un luogo di culto in cui più o meno tutto ci si palesava e soprattutto dove la U non era di UOMO, UVA O UNGHIA, ma di UPUPA, senza che ce ne fosse un motivo ben preciso, se non l’ indiscussa onniscienza della maestra unica.
Ma è quando da grandi ci hanno consigliato, per il nostro bene, di schematizzare ogni cosa e perfino la filosofia, che ci hanno plasmato la vista restituendocela bella incastonata in quadretti fitti e piccolissimi.
Ogni cosa aveva un suo preciso posto, per ogni causa esisteva sempre un effetto, e a noi ci andava pure bene così.
Ci semplificava la vita, ci lasciava più tempo per rivedere il VHS del Freddie Mercury Tribute.
Siamo diventati adulti credendo, prima ancora  di cominciare, di non aver abbastanza tempo per star lì a cercare le sfaccettature delle cose, perchè il tempo era denaro e il denaro ci hanno sempre detto che ci sarebbe servito.
Chi provava a far diversamente era un anticonformista, un ribelle uno che si vedeva che non aveva la famiglia alle spalle.
Stamani ho ricevuto una strana telefonata, e ho pensato che siamo semplicemente il frutto di quello che hanno voluto.

Buon giorno Sara, ho ricevuto una cartella esattoriale, mi ci da un’ occhiata? Gliela mando per fax?
Certo.
Mi perdoni signora, deve esserci stato un errore di trasmissione, ho ricevuto solo la pagina numero 2, può verificare e reinviarmi tutto il contenuto?
Ah no, nessuno errore, le ho inviato solo la pagina con i numeri, pensavo che ad un commercialista le cose scritte non servissero a niente.

 

 

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