DéJà VU

pressappoco tutto era andato così…


Mattina di maggio dai colori autunnali.
Una perseverante pioggia novembrina continuava ad intridere la terra ormai satura mentre una musica maliconica insisteva a suonare di sottofondo.
In poche, pocchissime parole… giornata di merda!


Qualche perla, regalata senza impegno, da sproveduti clienti, era sembrata allietare le prime ore del mattino.
Questa dolce sensazione fu presto smentita dall’ ardore degli eventi.
Telefonate, imprecazioni sommesse, numeri, e cattive notizie si susseguirono impetuosi per l’ intera giornata, al ritmo incessante di scrosci piovosi.


Riuscì a staccare le molli membra dallo scuro scranno solo dopo le 21.30.
Ad attendermi a casa un frigorifero acheggiante e 6 litri di limoncello appena pronti.
Incontrando per caso fortuito mio marito in un corridio di casa, l’ unico perlopiù, con scarno realismo decidemmo di farci una pizza.
Pizza, birra e caffè, conditi da 6978 discorsi a strabischero della proprietaria del locale, che con assidua perseveranza continuava a incalzare argomentazione di infimo ordine.
Schifati e tronfi di cibo prendemmo la via di casa.
Devastati dalla stanchezza, ma consapevoli delle difficoltà digisteve che avremmo incontrato, optamo per spalmarci sul divano almeno per una mezz’ora.


Durammo meno di un gatto sull’ aurelia.


Poi l’ unico ricordo che sono riuscita a far riaffiorare sono saltimbanchi, mumme, diavoli e sirenne che della nottata hanno fatto un caotica arena circense.


Unica differenza una mosca che dalle nove mi sta maciullando le palle, per il resto questa mattina sembra un simpatico déjà vu.



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