DANCING IN SEPTEMBER

settembre

E’ settembre, e credo di avere abbondanti prove per poterlo affermare.
Ci sono le giostre.
Ho il raffreddore.
E poi, come direbbe A., c’è pure scritto sul calendario.
Io lo adoro settembre.
A lavoro i ritmi tornano più umani.
La prospettiva della nevina diventa più accessibile ( a proposito, sapete che questo che verrà sarà l’ inverno più freddo che si ricordi? Non vedo l’ ora!).
Si possono rimettere le sciarpe.
Ricomicia Gazebo.
A dire la verità, questo settembre sarà un pochino diverso dagli altri perchè il Brugolone non giocherà a calcio, almeno fino a data da destinarsi.
Diciamo che l’ ha presa bene.
In giro tiene un basso profilo, poi quando succede, e succede tipo ogni metro e mezzo che qualcuno lo fermi e gli chieda: allora? quest’ anno dove sei?, lo sguardo gli si fissa nel vuoto come a quelli che negli anni 70 avevano fatto la guerra nel Vietnam.
Ehi, sono rotto, risponde laconico.
Un giocatore non parla di patologie.
Conosce solo due condizioni fisiche che di per se vogliono dire tutto: sono in forma o sono rotto.
Lui in questo momento è rotto, più nel cuore che lungo la schiena.
Dovrò inverntarmi qualcosa.
Escludo vernissage o battute di caccia.
Comprerò tutte le copie dei giornali locali per poi distruggere le pagine dedicate ai campionati minori.
Mi inventerò nuove abitudine per creare alternative a quel mantra che da 17 anni ascolto in religioso silenzio: la domenica è del pallone, la domenica è del pallone, la domenica è del pallone, la domenica è del pallone…

Non avrò alcuna speranza, temo.

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