CHE CI SERVIVA

un server a 64bit era da tempo che il nostro tecnico ce lo diceva, ma noi, bene addestrati alla sopravvivenza,  facevamo orecchie da mercanti.
che poi il server a 64 bit già ce lo avevamo, ma lo usavamo a 32, con un emulatore, nostalgici di un glorioso passato.
“E’ come avere una Ferrari in garage e andare in giro con la Panda” continuava incessantemente il tecnico, mentre io, come in un miusicol replicavo intonando: ” Abramo non andare, non partire, non lasciare la tua casa: cosa speri di trovar? La strada è sempre quella, ma la gente è differente, ti è nemica: dove speri di arrivar? Quello che lasci tu lo conosci, il tuo Signore cosa ti da?”


Alla fine abbiamo ceduto.
“Si fa in due minuti, è un passaggio indolore, metto questo, salvo questo…
zac…fatto, il fotonico 64bit è ora pista, già in posizione sui blocchi di partenza.
Ora devi solo installare tutti i software che avevi sul vecchio, salvare tutti gli archivi, riconfigurare tutte le connessioni, e verificare che tutto funzioni, sei in gamba Sara, sarà un lavoro da niente.”
Ho sempre odiato l’ uso smodato e improprio del plurale maiestatico.
Ad ogni modo non mi sono certo data per vinta, con livore e motivazione ho fatto tutto quello che era necessario, apprezzando di volta in volta pregi e difetti del nuovo bolide.

“assistenza clienti buongiorno”
“buon giorno gentile operatore, la chiamo perchè ho qualche problema con la funzionalità dei vostri software su una macchina a 64bit”
“codicecliente”
“oh si,subito gentile operatore , eh eh… sembra quasi di essere in quei telefim americani dove ai moribondi arrivati al pronto soccorso come prima cosa chiedono… copertura assicurativa? …. eeheheh… le dicevo, sebbene i vostri software non siano ancora certificati a 64 bit, nei giorni scorsi un suo collega mi aveva comunque garantito la loro funzionalità anche su macchine, appunto, a 64bit”
“sistema operativo”
“windows server 2008, gentile operatore”
“versione del sotware”
“11.2.7.12.4.67 barrabis, scaricata questa mattina alle ore 9.32, installata alle ore 9.37, gentile operatore”
“ha fatto l’ installazione server?”
“certo, gentile operatore”
“e poi ha fatto l’ installazione anche su tutti i client”
“ma certo gentile operatore, anche se, vede… la nostra rete è struttura in questo modo: i singoli utenti si collegano al server in modalità terminal, pertanto le installazioni server e client avvengono, di fatto, sulla stessa macchina”
“si spieghi meglio”
“non saprei dirle niente di più di quello che le ho detto, gentile operatore”
“non la capisco, cerchi di farsi aiutare”
“gentile operatore mi lasci raccontarle una cosa, le ruberò pochi minuti”
accadde tutto nel lontano 1995, nella ridente cittadina gappense, sulle alpi francesi, una giovane  studentessa di nome caju trascorreva giorni felici di gemellaggio francese.
Ilare e curiosa, spesso  caju si trovava a girovagare per la cosmopolita cittadina montana, intrattenendo quattro chiacchere con negozianti e passanti.
In una assolata mattinata, l’ intraprendente caju si trovò ad acquistare una tipica baguette francese.
– bongiur
– bonjiù
– sge vudrè iun baghèTT
– quà?
– iun.. baghèT
– quà? sge ne compron pa
– sge vudrè iun baghè
– vu puvè me dire che sche vu vulè an italien, probabilman sge pè comprì mie…
– sentimi bella mi panaia  francese, la baghett si dice baghett a parigi a new york a lucca e anche in questa città di sto c@Ss%, dove siete boni solo a mangià yogurt e formaggi puzzolenti… me la voi dà o no una baghet… o salto di la dal bancone e te la faccio vedè io che voglio?
– me ui, escuse mua, vu parler di iun baghèTht, se sa…
– mersì, o revuar.”
poi, in silenzio, ho atteso: “…”,
mentre lui, in silenzio, ha riflettuto: “…”,
per aggiungere: “ho capito benissimo il suo problema, provvedo subito a girare la questione al reparto tecnico.”
“grazie, gentile operatore”

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