11.11.11

caju palindroma

Chissà che mi immaginavo io che fosse questo
11.11.11.


Quante parole sprecate.
Vuoi vedere che tra qualche mese su attivissimo.blogspot.com troveremo che anche quella storia dei maya è solo una grande bufala…
Niente di niente.
Ieri è stato un banalissimo venerdì di novembre dove una temperatura gradevole e un bel cielo terso hanno fatto da cornice ad un giorno che preludeva alla festa.
Non è successo niente.
Berlusconi è sempre il presidente del consiglio, mentre mia nipote si crogiola ancora nella pancia della mamma.
Io ho sempre il raffreddore e Andrea continua a russare e tossire in una combo esplosiva.




No say the cat is in the sac
, direbbe il buon Trap.


Torno alle mie cose, un po’ delusa…

E canticchiando, aspetto mia nipote.

…I’ve got a crush on you, sweetie pie
All the day and night-time hear me sigh
I never had the least notion
That I could fall with so much emotion…



 


DOPO 30 ANNI

  



è giusto che un’ amica, una moglie ma anche una sorella, faccia i conti con il proprio passato.
E proprio quando, con il senno di poi, questo passato sembra essere stato inglorioso, carico di cattiverie e risonante di dispettosi fastidi, è giusto che questa donna riesca a chiedere perdono, con umiltà e animo rinnovato.
Ancora oggi non so dire se sia stata gelosia, astio o semplicemente gioia nel infastidire, ma tant’è che perpetuavo in un atto deplorevole di cui oggi ne porto ancora il pesante fardello.
Solo dopo 30 anni, riesco a farlo, e sebbene comprenda che il tempo passato non possa essere facilmente dimenticato, mi auguro di poter trovare nel tuo animo gentile il desiderio di perdonarmi.
Storpiare le parole che tanto condividevi, rubare la grazia di quella melodia che tanto amavi, interrompere sempre le tua amabili decantazioni hanno fatto di me una brutta persona, perdonami fratello mio.
Dimostrando forse un ulteriore gesto di vigliaccheria, te lo chiedo proprio oggi, nel giorno della tua prima visita urologica per quel problemino alla prostata, te lo chiedo oggi nel giorno del tuo trentesimo compleanno, pensandoti forse più disposto al perdono raggiunta ormai l’ età della vecchiaia.
Ti chiedo perdono, e lo faccio così… sperando di ridare finalmente gloria alla filastrocca che tanto amavi e che io sempre distruggevo, con parole diverse o note stonate, solo per farti incazzare.




Auguri!


PIANO PIANO, POCO POCO


Non sapete quante volte ho cominciato a ticchettare su questa tastiera  tentando di scrivere qualcosa.
Ma cosa?
Come si ritorna su un blog dopo mesi di incurie e di abbandono?
Ci si giustifica?
Si fa finta di niente e si va avanti, tanto qui c’è mio e comando io?
Ho provato col postare delle foto… così, come per dire ci sono, esisto ancora e torno, ma in punta di piedi, senza troppe parole.
Poi mi sono detta ma quante storie, a chi pensi di dover rendere conto?
Chi vuoi che se ne sia accorto se sono mesi che non ti fai sentire…
Scrivevi perchè ne avevi bisogno, scrivevi per te, per dare sfogo alla tua creatività sopita dietro a  una scrivania tristre e carica di frustazioni.
E se dovessi rendere conto proprio a me?
Caju cosa hai fatto?
Dove sei stata?
Tutto bene?
No, vedi è che sono stati mesi un pò così…
Torni dalle vacanze e il rientro a lavoro è così traumatico, e poi ci sono già le giostre e allora sai che l’ estate è davvero finita, ma… quest’ anno l’ estate non è poi tanto finita, c’era ancora il mare di settembre, ma anche le dichiarazioni da inviare, gli studi di settore le manovre d’ estate, quelle anticrisi, quelle per lo sviluppo, e poi… i bimbi che nascono, il cambio di stagione, il campionato che di calcio che comincia, i progetti di settembre, la diete delle intolleranze, le cimici da combattere, le foglie da raccogliere.
Caju…
Sono confusa.
Ho mille idee nella testa,  ma… è come se si fossero incastrate nella strettoia di un imbuto, devo solo aspettare che tutte riescano a trovare posto.
Mi sono tagliata i capelli.
E perchè?
Perchè ricrescono.
E ora?
Aspetto una nipote, alta e magra, dicono, mi sa che non somiglierà a me, e studio, anche.
E’ faticoso dopo tanto tempo?
Non più…ora in casa c’è silenzio, la mia vicina si è lasciata, così non deve più sollazzare alcun reale augello (cit.), le mie preghiere sono state ascoltate.
Sai stasera lavavo i piatti della cena, quando di fronte a me  ha cominciato a fluttuare una bolla di sapone, piccola, tonda, piena di riflessi, perfetta.
La volevo fotografare ma è scoppiata.
Allora ho preso la confezione del detersivo, e ho comiciato a premere, delicata ma decisa, volevo che si formasse una’ altra bolla di sapone, come quella bella di prima.
Ma niente.
Quasi seccata ho cominciato a premere ritmicamente e con più forza e…
allora si, con una traiettoria precisa e inaspetta sette o otto cc di detersivo si sono furiosamente infranti sul soffitto.
Cosa mi vuoi dire Caju?
Niente, rispondevo alla tua domanda sul come sto.
Ma quindi sei tornata?
Non lo so, ci devo ancora pensare.
Intanto alleno gli occhi a fermare istanti. Quelli veri. Per ricordare, ogni cosa.  



MARE ANDATA E RITORNO

 



Esistono tanto bravi ragazzi, sempre felici e soddisfatti di quello che hanno e della vita che conducono.

Hanno una casa  si, carina, ma di certo piccola, che a loro però sembra più spaziosa persino della reggia di Versailles.

Adorano il loro lavoro, anche se alle volte faticoso, perchè convinti che la fatica faccia parte  del gioco e che in fondo non ci sia niente di meglio che rientrare a casa dopo una giornata di intenso lavoro.

Gli stessi bravi ragazzi poi per fugare la stanchezza quotidiana e sfogare un pò delle ansie accumulate, il più delle volte giocano al giuoco del calcio.

Amano gli allenamenti, le partire, far combriccola negli spogliatoi con i compagni di squadra.

A giugno terminato il campionato, e terminati anche quei sette o otto tornei di calcetto, cominciano già a fremere in attesa dell’inizio della preparazione calcistica, che più o meno può essere riassunta così, corrrere in salita e per obbligo nelle caldissime e assolate giornate di agosto, riconoscendo un’autorità smisurata in qualcuno chiamato Mister, che seduto  all’ ombra di un faggio, urla e impreca affichè ognuno muova le proprie pesanti terga, senza che di questo il mondo se ne giovi.

Gli stessi bravi ragazzi se estremamente fortunati, potrebbero addirittura nascere in una città molto carina,  double-face, vicina al mare per l’ estate e vicina ai monti per l’ inverno, e questi stessi bravi ragazzi un giorno potrebbero chiedervi…

Perhè?!?!?!?!

Perchè andare via per le vacanze?!?!??!

Perchè andare così lontano per farsi un pò di mare?!?!?!?

Perchè partire nel pieno della preparazione?!?!?!?!?

Ma soprattutto perchè, per 15 lunghissimi giorni??!?!?!!?



Io ne ho sposato uno, salvando almeno sei donne.


L’ ELEFANTE E LA FARFALLA

Puntare sulla simpatia, questo dovrà essere il must dei prossimi giorni, al mare.

E’ da venerdì che sono in ferie e in 4 giorni ho già all’ attivo tre cene di cui due a base di maiale alla brace, in ogni forma e pezzatura.

Tutto è apparentemente molto bello, siamo tutti decisamente molto felici, anche se, senza peccare di ingratitudine, un problemino obiettivamente, c’è.

In un momento di pura follia, io e il Brugoli, che decidiamo la destinazione delle nostre vacanze la sera stessa in cui smettiamo di lavorare, noi che al massimo facciamo vacanze non più lunghe di otto giorno, proprio se di mezzo c’è un volo intercontinentale, noi che si sta tanto bene a casa nostra, in un momento di follia cieca, dicevo, abbiamo prenotato un soggiorno in Sardegna della durata di 15 giorni.

L’ ultimo viaggio marchiato 15 giorni, risale ormai a sei anni fà, e si chiamava viaggio di nozze, dal quale tornammo, proprio per la durata, visibilmente scossi.

Non resisteremo mai, ne siamo serenamente coscienti entrambi ed è proprio per questo che da stamani non smettiamo di ripeterci, sorridendo affabilmente, che un modo lo troveremo… per tornare prima.

Ora siamo in nave, abbiamo appena scoperto che la traversata che pensavo essere di 5 ore e mezza sarà in realtà di 8.

Il deejay della nave ha deciso di farci ascoltare tutto l’ ultimissimo LP di Michele Zarrillo, uscito nell’ estate del 1983, e che, se non ricordo male, fu subito proibito nell’ estate  dell’ 84, dopo il decesso di una signora, del sud, sulla quarantina che volle, contrariamente alle raccomandazioni dei più, ascoltare tutto il 45 giri in una sola volta.

Superato lo sconforto iniziale, e dopo essermi incantata per almeno tre ore, a bocca aperta, guardando e ascoltando orde di vacanzieri da strapazzo che mi circondano, mi sono trovata a fissare il mare, calata in una profonda riflessione sugli ultimi mesi trascorsi, una sorta di consuntivo di fine anno, che come di consueto faccio, prima di dedicarmi ai buoni propositi per settembre, da disattendere non più tardi del primo fine settimana di ottobre.

Una riflessione sincera, piano piano, poco poco, come quelle fatte quando un giorno finisce e uno nuovo comincia.

La palestra è andata assai bene, al di sopra delle mie aspettative ho mollato l’ esercizio fisico teso a rassodare le mie flaccidi membra, dopo tre settimane consecutive di assidua frequentazione di un improbabile palestra, piena zeppa di spie russe.

Nutrizionalmente parlando l’alimentazione di questi mesi è stata molto equilibrata, nessuna variazione degna di nota, ma un’ assunzione constante di schifezze nell’ arco della giornata, senza mai sgarrare, poca frutta, poca acqua, alcolici ai pasti, e molti gelati che con il caldo si sa, fanno bene… Duncan mi ha detto essere molto fiero di me.

Ho visto due concerti, qualche film e tutta la nuova serie di GossipGirl.

Al mare sono andata solo due volte, la prima volta con la felpa, ma faceva freddo freddo, la seconda visto che faceva solo freddo solo con la polo.

Degno di nota è che mai sia tornata a lavoro la sera dopo cena, e di nota è degno che mai sia tornata a casa da lavoro per cena, prima delle 21.30.

Ho vinto una battaglia, contro Il burli, a suon di torte e sebbene sia cosciente che una battaglia è niente rispetto a una guerra, HO COMUNQUE VINTO UNA BATTAGLIA CONTRO IL BURLI.

A lavoro non ho mai fatto tragedie, nemmeno quando Maurice, nome di fantasia per tutelare la praivasi del diretto interessato, ha inteso ascoltare  per 4 ore consecutive il gioioso brano de La Vie En Rose, nelle più disparate versioni incise nei più reconditi angoli del mondo intero.

Sapevate che anche i Righeira  ne avevano incisa una?

Fa più o meno così…

Quand il me prend dans ses bras OH OH OH OH OH

Il me parle tout bas OH OH OH OH OH

Je vois la vie en rose OH OH OH OH OH

Che estate, gente, che estate!

Zarrillo ha smesso di cantare l’ ultimo pezzo del suo LP.

Ora è la volta di Miguel Bosè.

Prima che cominci l’ album dei grandi successi di Mino Reitano, vado a farmi due passi sul ponte…

Appena torno, butto giù due appunti per l’ avvocato, ho già raccolto molte adesioni per una class action contro la moby, che con la frode ci ha venduto biglietti carissimi per una traversata da 5 ore  e mezza, e in nottata, senza interpellarci, è andata a spostare la Sardegna, per far durare il viaggio almeno otto ore.

Buon fine estate per chi l‘ ha fatta cominciare a giugno, io che l’ ho fatta cominciare venerdì scorso, mi godo l’ inizio…!


E CHI L’ AVREBBE MAI DETTO…

… che anche quest’anno sarebbe arrivato il 5 agosto.
Vado ad ubriacarmi con l’ Amaro Averna che scalda il cuore col gusto pieno della vita.







I SOGNI SON DESIDERI

Due mesi.
Ci possono essere molteplici motivi per i quali una persona non si faccia più sentire per ben due mesi.
Già… uno potrebbe aver vinto alla Sisal, come dice mia nonna , oppure essere uscito per comprare le sigarette.
Potrebbe aver commesso crimini atroci per i quali si sia dovuto nascondere in latitanza sui monti della  Sila, o perchè no… potrebbe aver contratto l’ Escherichia Coli, magari magiando proprio un cetriolo nato dalla fertile terra concimata con prodotti contaminati, lavato sotto copiosi scrosci di acqua limpidamente infetta.
Perdonatemi… ma alla svolta di Elizabeth Gilbert in Mangia Prega e Ama non ci aveva ancora pensato nessuno?
Non è poi tanto inverosimile abbandonare tutto per ricercare la propria personalità attraverso un viaggio.
Poi ecco ci sarebbe persino l’ ipotesi di una perdita improvvisa e irreversibile della memomoria, ma forse questa sembra più la brutta copia della sceneggiatura di un film già visto…


E invece sapete che c’è?
Il tragico copione della mia vita prevede che nei mesi in cui la natura rigogliosa si riprende la vita, quella fatta di colori decisi e profumi intensi,  nei giorni più lunghi dell’ anno in cui il sole caldo risplende, alto, alimentando il nostro buon  umore sopito nei mesi invernali e nelle ore in cui le cicale ritmicamente accompagnano il calore che esala dalla terra  lasciando poi il passo ai grilli che instancabili culleranno i nostri pensieri oltre il giorno, noi, uomini e donne, che in un preciso momento di pura, insana e inconsapevole follia abbiamo deciso di tendere la nostra esistenza terrena alla contabilità, alla deontologia, ai principi… quelli contabili, noi che  parliamo civilisticamente, ma anche fiscalmente, economicamente e persino finanziaramente, noi, si lavora, senza sosta, senza una meta, senza paura e senza nemmeno sentire dolore.
Così ci hanno insegnato, motivandoci con le ruvide parole di Lydia Grant.


Ho una grande dose di resistenza, una bella corazza, sono caparbia e determinata quanto basta per questo lavoro,  ma quello che in me fa la differenza è l’ essere riuscita, nonostante tutto, a mantenere la capacità di sognare, ancora…
Sogno, la sera, quando finisce un giorno e ne comincia un’ altro, segretamente, al riparo da tutti.
Sogno intesamente.
Sogno, con la consapevolezza che un giorno tutto potrebbe magicamente diventerà realtà.
Sogno di me, di poter  finalmente stringere tra le mie mani quel piccolo, metallico ed echeggiante microfono della cassiera dell’ esselunga, sogno di premere il pulsante rosso e senza indugio, dire:


“Si pregano i gentili clIEEEEEeeeenti di avvicinarsi alle casseeeeeee, il supermercato è in chiusuraaaaa” “Caaaaambioooo moneeeeeta caaaasssssssaaaaa dodiciiiiiiii” “Serviaaaaaamoooooo il numero 69″ “Sicurezza in cassa dieci, sicurezza in cassa dieci”


Tutto di fila, senza nemmeno prendere fiato.



CAJU PER IL SOCIALE






“Almeno centomila Blog vengono abbandonati ogni anno in Italia, circa 60 mila nei soli cinque mesi in cui i commercialisti si barcamenano tra bilanci, dichiarazioni e tasse da far pagare, aprile, maggio, giugno luglio e agosto”.

Diciamo basta!



Campagna promossa dalla redazione di CAJUsenzaccento, contro l’ abbandono dei blog. Aut. Min. Ric


LA FAVOLA DI WILL E GRACE

Via su… oh chi non ha visto oggi qualche scena o qualche foto dal matrimonio di Will e Kate?
Diciamocelo sinceramente, i matrimonio piacciono un pò a tutte, da piccole ci fanno sognare, da grandi ci fanno immaginare come potrebbe essere il nostro e da mature ci riportano alla mente l’emozione e la gioia del fatidico sì.


Quello di Will e Grace Will e Kate, è stato da favola, come era giusto che fosse.
Invitati elegantissimi, cappelli, macchine lustre, addobbi impeccabili, sposi bellissimi e dal portamento divino.
E poi, il bacio sul balcone…


Senza falsa modestia… non è per dire…. ma vedete… il matrimonio di Will e Kate ha ricordato molto quello che è stato il nostro matrimonio, ve lo posso assicurare.
Era una domenica di settembre, dopo una splendido sabato di sole, la notte era venuto giù il finimondo, piovevano cotani che parevano pagati.
Non sarebbe certo stata la pioggia ha rovinare il giorno di festa, pensavo e serena me andai a letto, intenzionata a riposare profondamente… non fosse stata per la mia testimone che ogni cinque minuti mi mandava un sms per assicurarsi che fossi tranquilla.
L’indomani mi alzai di buon mattino decisa a godermi la giornata con tutta la calma del mondo, ma niente, in casa trovai un insolito delirio.
Mio fratello continuava a dire che le macchine erano sporche, che erano state lavate male, i miei si commuovevano anche alle sole parole, mi passi lo zucchero.
Me ne andai dal quel luogo di perdizione, alla volta di una passeggiata in centro, in solitaria.
Entrai in un negozio, volevo comprare un pigiama da portare via per il viaggio di nozze, ma non avevano la taglia.
La comessa molto disponibile, mi spiegò che se avessi aspettato il lunedì le sarebbero arrivati nuovi modelli e io timidamente le spiegai non potevo aspettare perchè nel pomeriggio mi sposavo e l’ indomani sarei partita all’ alba.
Impazzitta la ragazza cominciò a urlare… “ma come ti sposi tra qualche ora e sei in giro per negozi, oddio avete sentito, ma dai corri a casa, devi prepararti, è il tuo giorno…”
Dopo un primo istinto omicida, fui  subito sopraffatta da un ansia pazzesca e dalla voglia di strapparmi i capelli.
Corsi a casa, dove poco era cambiato, fratello impazzito, genitori in lacrime, l’ unica a tenere sembrava la nonna.
Il parrucchiere aveva capito che mi sposavo alle 16.00 invece che alle 17.00 e per questo alle 14.00 era già in casa quando io dovevo sempre farmi la doccia.
Alle 15.30 era già tutto fatto, trucco, parrucco e addobbo.
Non mi potevo sedere, perchè sgualcivo l’ abito.
Non potevo bere perchè mi sfacevo il trucco.
Non potevo nemmeno parlare, perchè tutti piangevano
Muta, in piedi, ma soprattutto sui tacchi, attendevo.
Pochi minuti prima delle 17, tutti partirono, rimanemmo solo io e mio papà.
“Mi raccomando mamma, appena arriva Andrea facci uno squillo, così partiamo anche noi ”
“Certo”
“Marco l’ ho già detto a mamma, ma lo dico anche a te, almeno siamo più sicuri, appena arriva Andrea facci uno squillo, così partiamo anche noi ”
“Sicuro”
“Renzo, siccome mamma e Marco mi sembrano un pò fuori di testa, lo dico anche a te, di te mi posso sicuramente fidare, appena arriva Andrea facci uno squillo, così partiamo anche noi ”
“Stai in una botte di ferro”
17.00
17.10
17.15
“Babbo intanto partiamo… ci mancherebbe che Andre non si sia presentato, si saranno dimenticati di chiamarci”
“Ok, magari facciamo il giro largo”
“Perfetto”
Primo giro largo, secondo giro largo, ormai sulla circonvallazione continuavo a salutare i soliti passanti, che cominciavo a temere pure loro l’ abbandono all’ altare…terzo giro largo e mia mamma al telefono
“Oh ma che fate non venite più, è due ore che vi aspettiamo….”
In chiesa era tutto perfettamente addobato, mancavo solo i panchetti dove sederci, mio fratello, sciagurato testimone, aveva dimenticato le fedi in macchina, mentre il prete, sudando come un porco, aveva candidamente ammesso di essersi scordato gli articoli del codice civile da leggerci.
Finita la breve funzione, durata sole 2 ore e mezzo uscimmo dalla chiese e sebbene avessi ripetutamente avvisato parenti e amici che il primo che avesse azzardato la richiesta di un bacio avrebbe nel breve tempo incontrato la morte accidentale, un manto di uomini e donne urlanti “bacio bacio” ci prendeva a manciate di riso con violenza inaudita.
Desistevo, sorridendo.
Timidamente, con garbo, accennavo : “No No, niente bacio”, fino a quando uno stizzito marito, già calato nel ruolo autoritario dell’ uomo di casa mi intimò…
“Me lo dai o no sto bacio, che voglio andare a sentire cosa hanno fatto i miei compagni di squadra… che per sto matrimonio ho già perso una partita di campionato”.
Poi salpammo in macchina, rapiti dal fotografo…
e io guidavo.

Non è per dire, ma prima di Will e Kate, c’ eravamo noi!



IL PAESE DEI BALOCCHI ESISTE

Un bravo marito, se necessario, va anche a fare la spesa.
Da solo, senza l’ aiuto della moglie, intendo.
E io, grazie al cielo, ho un bravo marito.


Ora però stiamo attenti a non peccare di logica perchè se un bravo marito va a fare la spesa, non significa che lo stesso marito riesca a promuovere acquisti conscienziosi di generi di prima necessità atti al sostentamento di una famiglia, quando invece sarà molto più probabile che riduca l’ atto del fare la spesa ad un mero gesto esecutorio, un’ obbedienza incondizionata al volere uxorio, indiscusso.
Ecco allora che una moglie sagace, mai dovrebbe chiedere al marito: “caro… passi tu a fare la spesa?”, perchè consepevole che nella testa di un uomo sposato, ancorchè resposabile, all’ [ atto di passare a fare la spesa ] non venga per lo più associato nessun atto specifico, se non l’ idea di un vago girovagare per corridoi, con lo stesso entusiasmo di Pinocchio appena sceso dal carro, nel paese dei balocchi ( pag. 155 ).
La strada per il successo? Una lista breve, fatta di cose semplici, e di uso comune, che non possano farlo cadere in inganno, e sarete sicure che qualcosa comunque si dimenticherà.
Qualora invece foste voi a dimenticarvi qualcosa, che ne so… tipo la carteigenica, non illudetevi… nemmeno l’ apparizione della madonna potrà mai far sovvenire al vostro bravo marito che la cartaigenica manca… e quindi non vi resterà che sperare di aver qualche kleenex in casa.
Sull’ arbitrario acquisto invece di cose futili, dal valore nutrizionale altissimo e con livelli di coloranti simili a quelli di un evidenziatore stabilo boss, siate arrendevoli, non sarà mai possibile porre limite al peggio.


“Andrea puoi fermarti a prendere un pò di insalata e un pò di frutta?”
“Definisci frutta”
“Vedi tu, quella che ti sembra meglio, tenedo presente che la panna con le fragole non è frutta”
“OK”

“Spesa fatta, che faresti senza di me?”
“Cosa hai preso?”
“Insalata, 12 Crodino, una confezione Bounty ice e Tartufo al cioccolato bianco”



CAJU


Di madre italiana e padre peruano, Caju nasce a Lucca nel lontano 1979.
Sebbene cresca in una borghese città toscana, subito dimostra di volersi differenziare dai più banali clichè cittadini. Ecco che infatti, frequenta la scuole medie Carducci proseguendo i suoi studi al Liceo scientifico Vallisneri, per poi approdare alla Facoltà pisana di Economia.
Sposata.
Ama trascorrere le sue vacanze a San Teodoro.
E' ghiotta di farro e buccellato.
Per distinguersi dalla massa, ha una speedy30 e una neverfull, indossa solo scarpe di prada, non vive senza il suo iphone, lavora solo con il mac, viaggia con la sua vespa rossa e si prende cura della sua testa con un casco momodesign.

TAGS