AMERICAN(ATA) SNIPER

Processed with VSCOcam with f2 presetSono italiana quasi integralista,
convinta pacifista,
indissolubilmente legata alla mia terra, ma non patriottica,
partigiana piuttosto.
Soffro gli eroi e le sciacquette.
Era doveroso facessi questa premessa, di spessore, direi.

Sono andata a vedere American Sniper mossa dall’ intenzione di voler alimentare la Banca del Matrimonio, perchè in casa nostra funziona più o meno così, chi mette in banca un film di azione di questa portata riscuoterà almeno un paio di film drammatici, di cui uno addirittura italiano.

Il trailer è davvero accattivamente e la scelta delle scene sopraffina.
Da quelle sequenze , infatti , si potrebbe prospettare di tutto e il film potrebbe prendere qualsiasi piega.
Persino i primi fotogrammi della pellicola me lo hanno fatto pensare, accrescendo le mie aspettative.
E’ dopo poco che arriva tutto il resto, già troppo visto e poco sviluppato, scontato ecco.
Ed è un peccato perchè le pontenzialità della sceneggiatura sarebbero potute essere davvero altissime.

Il film racconta la storia di Chris Kyle, il più famoso cecchino d’ america.
Bambino cresciuto in una patriottica famiglia texana, che trascorre l’ infanzia cercando di compiacere il padre.
Da lui impara a cacciare e a difendersi con la forza, se necessario.
A trenta’ anni è l’ attacco terroristico all’ ambasciata americana di Nairobi a spingere Chris ad arruolarsi nei Navy Seals.
Poi le solite cose dei film di guerra che già si sanno e quindi forse superflue.
Addestramenti durissimi, pressione psicologica, e lui che tra tutti resiste, diventando il migliore.
Poi il matrimonio, la missione in Iraq, la nascita dei figli, l’ insofferenza della moglie, il desiderio di vendicare i caduti e la sindrome da stress post traumatico.
C’è davvero tutto, direi.

Ci sono almeno 6 buoni motivi per cui American Sniper avrebbe davvero potuto essere un buon film, ma non lo è stato.

1. Allo spettatore non è concessa alcuna libertà interpretativa. Per lui, il regista ha previsto un percorso a senso unico, una gymkhana tra buoni e cattivi dai lineamenti ben definiti e dannatamente riconoscibili, in un contesto invece sfocato, abbandonato dietro a panorami scheletrici avvolti nel nulla arido del deserto.
Estwood intende condurre lo spettatore dalla parte giusta dissuadendolo da ogni possibile empatia con il nemico, e lo fa attraverso l’ evoluzione misurata di Chris che con l’ addestramento e l’ estraneazione si trova capace di distinguere un cervo da un serpente, un bambino da un bambino assasino.

2. Il ruolo della moglie di Chris, recitato da una Sienna Miller quasi fastidiosa, rimane un’ appendice piatta e senza spessore. Un elemento di disturbo che scandisce il passare del tempo con lamenti vuoti di qualsiasi psicologia.
Relegata ad un ruolo marginale di consolatrice sessuale e procreatrice, ma non di madre.
Sarebbe potuta essere conforto, giudizio, tenerezza, rifugio, realtà, indignazione, e invece nel film non regge nemmeno il confronto con le Army Wives della tv americana.

3. Rimane appenna accennata anche la figura del fratello di Chris, il più piccolo, il meno capace, quello che si arruola forse per non sentirsi sempre il secondo, forse per dimostare un coraggio che non ha, non un guerriero ma un indifeso che alla guerra, alla fine, si arrende.
Poteva essere l’ altro punto di vista, poteva essere una vittima, la fatica, la paura, la compassione.
Poteva essere tante cose che invece non sono state.

4. Il bene e il male potevano essere rappresentati come la faccia della stessa medaglia, si potevano contrapporre le armi quali strumento per uccidere in mano ai soldati, ai soldati quali strumento per uccidere in mano ai potenti, si poteva raccontare dell’ uguaglianza tra gli uomini attraverso lo sguardo dei cecchini intrappolato nei loro mirini, e invece Estwood sceglie di contrapporre il cecchino buon al cecchino cattivo, il morto cattivo al morto buono.
E con questo benedice la guerra.
Gli da significato.
La redime.

5. Poteva essere anche solo un bel film sulla sindrome da stress post traumatico e invece questa viene sfruttata ad uso e consumo di una bieca propaganda militare.
Viene rappresentata come una conseguenza naturale della guerra.
Da conviverci con fierezza e da portare con orgoglio come le medaglie su una divisa.

6. E se per qualcuno questo film poteva essere solo un modo come un altro per ammirare un Bradley da spolvero, tutto muscoli e brillantina, magari dopo una giornata lunga e faticosa, niente, vi va male, perchè Bradley sta inquartato come un bue, che manco la barba riesce a dargli #quelnonsoche che ormai c’ ha pure il sindaco Marino.

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